buonasera

Soltanto nel 1980 abbiamo potuto sapere dal Sunday Times come morì il figlio di Stalin, Jakov. Catturato dai Tedeschi durante la seconda guerra mondiale, fu internato in un camp di prigionia insieme a un gruppo di ufficiali inglesi. Avevano in comune le latrine. Il figlio di Stalin le lasciava sempre sporche. Agli Inglesi non piaceva (…) Glielo rimproverarono. Lui si offese (…) Chiese di essere ascoltato dal comandante del campo (…) ma l’arrogante Tedesco si rifiutò di parlare di merda. Il figlio di Stalin non poté sopportare l’umiliazione. Urlando al cielo terribili ingiurie russe, si lanciò contro il filo spinato percorso dalla corrente elettrica che cingeva il campo di prigionia. (…) Il figlio di Stalin ha dato la sua vita per della merda. Ma morire per della merda non vuol dire morire senza un senso. I Tedeschi che sacrificarono la loro vita per estendere più a oriente i territori del Reich, i Russi che morirono perché la potenza del proprio paese arrivasse più a occidente, loro sì che morirono per qualcosa di stupido e la loro morte è priva di senso e di validità generale. La morte del figlio di Stalin, invece fu, nella generale stupidità della guerra, la sola morte metafisica.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere

L’ora della rosa (tra Eco e Cortazar)

… il profumo degli infiniti
petali della rosa
segna le ore
presenti, e le future
e tutte le ore
che desidererai.

Ti basterà staccare
un petalo, e saprai
l’ora esatta. Staccando
i petali nell'ordine
coglierai il momento
giusto sempre.

Itaca

Perché mi sono innamorata di un vecchio?

Un avventuriero che ha passato i settanta.

Con la testa ancora piena di sogni e lo sguardo pulito dei bimbi.

Un fuggiasco sempre salpato da tutti gli approdi, alla ricerca insistita di un’Itaca che non ha mai conosciuto. Per la nostalgia di una Penelope che non ha mai avuto. Ma che dice di aver ritrovato negli occhi della mia allegria, nel suono delle mie “erre soavi” e delle “esse allungate”.

buongiorno!

Tea Zanetti, Buenos Aires, 2021

Tutti i precedenti crimini dell’Impero russo sono stati compiuti al riparo di un’ombra discreta. La deportazione di mezzo milione di Lituani, l’assassinio di centinaia di migliaia di Polacchi, la liquidazione dei Tatari di Crimea, tutto ciò è rimasto nella memoria senza documenti fotografici e quindi, in fondo, come qualcosa di indimostrabile che, prima o poi, sarà fatto passare per una mistificazione. Invece l’invasione della Cecoslovacchia del 1968 è stata fotografata e filmata e depositata negli archivi di tutto il mondo.

I fotografi e gli operatori cechi capirono che proprio loro potevano fare l’unica cosa che si potesse ancora fare: conservare per un lontano futuro l’immagine di una violenza.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell‘essere

“Il cuore sempre a sinistra, colonello?”

Questa domanda che il sarto fa al babbo ogni volta fa scoppiare a ridere tutti e due.

Gli prende le misure, poi gli fa scegliere il modello (che tanto è sempre più o meno lo stesso: la giacca, il gilet, i pantaloni. Il massimo della trasgressione è il doppiopetto) e dopo la stoffa.

E poi gli chiede se il suo cuore sta sempre a sinistra.

Poi cresco e a trent’anni suonati mi capita per le mani Storia di un corpo, di Pennac.

E leggo della prima volta in cui il protagonista va dal sarto.

Si risveglia in me un ricordo. Sembrava perduto per sempre …

E scoppio a ridere anch’io.