informazioni

un po’ mi fanno ridere quelli che impostano le informazioni su di sé in terza persona singolare come se, fingendo che a raccontare di loro sia qualcun altro, tutto sembri “più vero”.

per cui, all’indicativo presente, alla prima persona singolare e  in rigoroso ordine sparso:

teresa, tea o tere a seconda dell’umore; nasco a torino nel ’69; studio danza classica; mi piace scrivere; ho il pollice nero, nel senso che le piante non mi sopravvivono più di una settimana; imparo tre lingue; fotografo, soprattutto architetture; mi laureo; nuoto; lavoro; ballo il tango; suono un po’ il piano ma mi annoio, soprattutto il solfeggio, e infatti smetto prima di subito; lavoro; mi sposo; amo il cinema e ci vado spesso; fotografo, soprattutto paesaggi; faccio un figlio, faccio la mamma; scio; amo cucinare e infatti cucino; viaggio; mi innamoro del giappone; ascolto musica, anche il jazz; leggo, anche troppo, anche a voce alta, anche per gli altri; fotografo, soprattutto mio figlio; lavoro; colleziono scarpe; vivo sommersa di libri; ascolto il rock progressive anche adesso che è diventato passato remoto; studio la fotografia come fenomeno sociale, culturale, filosofico … curo la mia formazione permanente fotografica seguendo i seminari mensili di fulvio bortolozzo; mi accosto alla stampa fine art in camera oscura sotto la guida di enzo obiso; faccio volontariato, coi vecchietti, coi barboni (si può ancora dire o è politicamente scorretto?), coi minori migranti non accompagnati; conseguo un diploma del MoMA sulla lettura delle fotografie; sono politicamente scorretta (e me ne vanto); lavoro; fotografo di nuovo architetture …

detesto le cose tiepide. la parola “carino”. quelli che si mettono in cattedra e non hanno niente da insegnare. quelli che si mettono in cattedra e non hanno niente da insegnare e insegnano cose sbagliate. quelli che “in fotografia voglio fermare un’emozione” (con le sue varianti sempreverdi “eternizzare l’istante decisivo”, “allineare cuore-mente-occhio” … ). i centri commerciali. i cibi troppo elaborati. quelli che “è sempre colpa del professorechenonmicapisce-delcollegascaltrochemifalescarpe-delcapostronzo (potevo?)-della mammachemitarpaleali …” insomma sempre di qualcun altro. i programmi di cucina in tv. la tv. quelli che pensano di avere la verità in tasca e vogliono imporla a tutti gli altri. quelli che non si danno una mossa e si piangono sempre addosso. avevo detto che sono figlia di un soldato? adesso l’ho detto.

un progetto, questo, con testi, musiche e foto. mi piace l’idea del “in divenire”. tutto sta a vedere che cosa “in-diviene”

mongolfiere, perché sanno volare alto e sono piene di fantasia