Stai per fare una scoperta…

Marco Gentile e Roberto Cortese (prodigioso connubio) nel 2019, per le Edizioni del Capricorno, firmano in parole e immagini un “Bestiario torinese – Sculture di animali a Torino”.

Il libro piomba, a Natale di quello stesso anno, nella mia biblioteca domestica, grazie a una zia di mio marito, donna di profonda cultura, egittologa e grecista, che mi vuole (ricambiata) molto bene e conosce e apprezza il mio modo di vedere, in parole e immagini.

Lo leggo avidamente, scruto le fotografie per carpirne i dettagli e poi, come sono solita fare, lo dimentico.

Passano gli anni, la zia non c’è più, e quanto vuoto lascia la sua assenza io non sono nemmeno capace di dirlo.

Stamattina il libro mi torna tra le mani. Inatteso, ritrovo uno di quei foglietti dei biscotti della fortuna di cui dissemino le mie stanze quotidiane proprio per rincontrarli quando meno me lo aspetto. E siccome questi sono giorni inquieti, mi metto in ascolto.

Festa della mamma

Come ogni Torinese che si rispetti, la mia mamma è una tipa golosa e si inventa qualsiasi scusa per regalarsi una pausa zuccherina.

Così ieri le ho regalato questa torta deliziosa e scenografica (anche l’occhio vuole la sua parte e c’è da aggiungere che lei è molto sensibile alla componente estetica del mondo) che Fabrizio Racca ha ideato per la festa della mamma.

Tutta contenta ha poi deciso di mangiarne metà dopo cena e di conservare l’altra per oggi. Quando l’ho sentita, la sera, per darle la buonanotte, tutta entusiasta mi ha detto “buonissima la torta di Fabrizio!” – dall’alto dei suoi 87 anni portati con spirito e grazia, chiama tutti per nome, perché tutti le sembriamo dei ragazzini – “Ne ho mangiata metà. Poi ho pensato ‘e se stanotte morissi?’. Così l’ho finita tutta!”.

Ancora auguri a tutte le mamme. E anche a noi figli.

Tornare (a) leggere

E ritorno a Cortázar,
periódicamente.
A quel tripudio di dentifricio filante che vola da finestre illuminate, per andare a stamparsi sul cappello burbero di qualche Famas.
Ai soffioni di doccia, carciofi piantati nel muro, da cui staccare i petali del tempo. Alle stelle scritte coi gessetti colorati sul guscio di tartarughe sognanti.
E coniglietti vomitati da chi preferisce dissolversi piuttosto che spaventare chi ama.
Cortázar è l’amante indimenticabile alle cui lettere ritorno ogni volta. Come se fosse la prima.

…

Ma tu ti annoi,
Anna,
l’estate?
Quando il caldo
è soffocante
e non c’è niente
da fare all’orizzonte
e i giorni
sono solo pomeriggi
languidamente lunghi,
con le cicale
nelle orecchie
e luce che acceca
e l’odore delle foglie
dell’albero di fico
e la meta cui si tende
è l’attesa
della sera,
quando il cielo si fa fresco
e tacciono finalmente
le cicale
e a cantare
restano solo i grilli…