Naza

Naza è un documentario che ci spiega quanto sia facile odiare il prossimo tuo. Quanto sia facile fare agli altri tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche se lo hai già provato sulla tua stessa pelle. Quanto sia facile credersi nel giusto e proprio per questo sprofondare nell’abisso dell’avere torto.
L’altro è Naza = Nezek Agavi, un semplice effetto collaterale delle tue azioni che, in virtù di quanto detto sopra, sono sempre giuste.

Poi qualcuno si ferma a riflettere, qualcuno inizia a parlare, qualcun altro per fortuna lo ascolta.

Colpisce profondamente che quelli che hanno ascoltato siano due Israeliani (ai quali il beniamino solo di pochi sta cercando di revocare la cittadinanza).

Naza, Yuval Abraham e Rachel Szor, durata 80 min, valutazione MyMovies 4,10/5

Nessun dolore

Questa storia non è ancora accaduta.
Inizia con queste parole un film che, raccontando le migrazioni dei popoli, è anche una riflessione sulle migrazioni del cuore.

Un libraio da chiosco di libri usati, una professoressa universitaria scappata in gioventù con il suo professore, un padre che spera in un futuro migliore, un bambino che osserva e non capisce, un addetto dell’obitorio di un grande ospedale dalla saggezza e umanità sconcertanti, una giovane musulmana incinta, un galeotto che chiede libri, un sottobosco inaspettato di solidarietà.

Sconvolgente e delicato ci impone di guardare oltre la facilità degli stereotipi.

Nessun dolore, Gianni Amelio, durata 96 min, valutazione MyMovie 3,02/5

Ritorno a Buenos Aires

Nel loro ottuso manicheismo che non lascia spazio alla complessità, i filmoni hollywodiani propongono eroi integerrimi, mai scalfiti dal dubbio, sempre pronti al sacrificio in nome di valori assoluti.

La realtà è invece sempre complicata e i veri eroi assomigliano più all’Innominato che a qualche superman da pubblicità.

Come si fa a sopravvivere all’orrore, mentre accade? E dopo che tutto è finito, come continua a vivere un sopravvissuto, in particolare quando, per scamparla, si è reso complice del male?

Mariano Guerra è un medico argentino, in Italia (ancora una volta è Torino il teatro di una vicenda sudamericana) ed è stato uno dei detenuti al Garage Olimpo, a Buenos Aires, per due anni e 46 giorni, tra il 1977 e il 1979.
E com’è che ne è uscito vivo?
Che cosa ha dovuto fare, che cosa ha dovuto subire durante un così lungo tempo di detenzione all’inferno?
Lo spiegherà alla giudice del processo in cui è stato chiamato a deporre come testimone (nonostante il concreto rischio di uscire dall’aula da imputato), senza vittimismo, assumendosi tutta la responsabilità per le sue azioni, con tutta la vergogna che da allora non lo abbandona.

Lo spettatore resta a chiedersi quanto possa dirsi volontaria una scelta, in quelle condizioni. E come un uomo possa arrivare a compiere tali efferatezze su un suo simile senza fermarsi davanti all’atrocità della sofferenza.

Straordinario Adriano Giannini, figlio di cotanto padre.

Ritorno a Buenos Aires, Marco Bechis, durata 104 min, valutazione MyMovie 3,53/5

The echo chamber

Da un soggetto originale di Bernardo Bertolucci, rimasto chiuso in un cassetto da cui è riemerso solo ora, a otto anni dalla morte, un’immersione nel dolore dell’anima, sino alle sue più estreme conseguenze.
Luca Marinelli è attore di grande sensibilità e Susan Sarandon è letteralmente straordinaria.
Ma è un film che fa male e che sconsiglio vivamente a chi non è nella giusta disposizione d’animo.

The Echo Chamber, Andrea Pallaoro, durata 123 min, valutazione MyMovie 4/5