Zustissia

Zustissia (Giustizia, in Campidanese) è la storia (un po’ abbellita, e questo fa torto alla vicenda) di Beniamino Zuncheddu, un giovane servo pastore con piccoli precedenti penali, finito in carcere per quasi 33 anni per l’eccidio di Sinnai, sulla base di prove labili.
Zustissia è anche la storia di Mauro Trogu, un giovane e appassionato avvocato che decide di assumere una difesa disperata e chiedere la revisione del processo.
Zustissia è poi la storia di Francesca Nanni, la Procuratrice Generale di Cagliari che riaprì le indagini nel 2019 per raccogliere nuove prove a sostegno dell’istanza di revisione.
Infine Zustissia è la storia di quanto sia difficile giudicare e di quanro sia facile blaterare intorno alle indagini, ai processi e da ultimo alle sentenze.

Zustissia, Francesco Piras, durata 111 min, valutazione MyMovies 3,6/5

Un po’ di luce

Arash è un medico radiato dall’albo per aver curato i giovani manifestanti durante le proteste a Teheran. Pur continuando a seguire i suoi pazienti, clandestinamente, ha perso la speranza di vedere cambiare il suo paese e ha deciso di suicidarsi.
Inizia così una cerimonia di accomiatamento: affida le sue amate piante ad amici e parenti che sicuramente non saranno in grado di prendersene cura, cerca, senza successo, di convincere qualche collega a prendere in carico i suoi assistiti, incontra il fratello (convinto che il suo vero problema sia la mancanza di una donna al suo fianco) e le due sorelle (i tre si chiamano quasi allo stesso modo) per comunicare le sue intenzioni per abituarli all’idea… Il passo più grande sarà informare la madre durante una cena surreale in cui lei, inconsapevolmente, farà tutte le cose giuste per fargli vedere che c’è ancora un po’ di luce.
Non c’è nulla da stare allegri insomma e invece Asghari, con il suo umorismo stralunato, riesce a farci sorridere.

Un po’ di luce, Ali Asghari, durata 87 min, valutazione MyMovies 3,41/5

Un po’ di luce

Arash è un medico radiato dall’albo per aver curato i giovani manifestanti durante le proteste a Teheran. Pur continuando a seguire i suoi pazienti, clandestinamente, ha perso la speranza di vedere cambiare il suo paese e ha deciso di suicidarsi.
Inizia così una cerimonia di accomiatamento: affida le sue amate piante ad amici e parenti che sicuramente non saranno in grado di prendersene cura, cerca, senza successo, di convincere qualche collega a prendere in carico i suoi assistiti, incontra il fratello (convinto che il suo vero problema sia la mancanza di una donna al suo fianco) e le due sorelle (i tre si chiamano quasi allo stesso modo) per comunicare le sue intenzioni per abituarli all’idea… Il passo più grande sarà informare la madre durante una cena surreale in cui lei, inconsapevolmente, farà tutte le cose giuste per fargli vedere che c’è ancora un po’ di luce.
Non c’è nulla da stare allegri insomma e invece Asghari, con il suo umorismo stralunato, riesce a farci sorridere.

Un po’ di luce, Ali Asghari, durata 87 min, valutazione MyMovies 3,41/5

Stai per fare una scoperta…

Marco Gentile e Roberto Cortese (prodigioso connubio) nel 2019, per le Edizioni del Capricorno, firmano in parole e immagini un “Bestiario torinese – Sculture di animali a Torino”.

Il libro piomba, a Natale di quello stesso anno, nella mia biblioteca domestica, grazie a una zia di mio marito, donna di profonda cultura, egittologa e grecista, che mi vuole (ricambiata) molto bene e conosce e apprezza il mio modo di vedere, in parole e immagini.

Lo leggo avidamente, scruto le fotografie per carpirne i dettagli e poi, come sono solita fare, lo dimentico.

Passano gli anni, la zia non c’è più, e quanto vuoto lascia la sua assenza io non sono nemmeno capace di dirlo.

Stamattina il libro mi torna tra le mani. Inatteso, ritrovo uno di quei foglietti dei biscotti della fortuna di cui dissemino le mie stanze quotidiane proprio per rincontrarli quando meno me lo aspetto. E siccome questi sono giorni inquieti, mi metto in ascolto.

Fatherland

Il bianco e nero virato seppia con basse luci talmente profonde che annullano i dettagli dei neri, in perfetta sintonia con l’ambiguità del personaggio, racconta il ritorno di Thomas Mann in Germania, nel 1949, da dove era partito nel 1933 alla volta della Svizzera (per poi raggiungere gli USA nel 1938). Ad accompagnarlo in una terra che porta ancora intatti i segni della devastazione della Seconda Guerra Mondiale e in cui già soffiano i primi venti della Guerra Fredda, ci sono la figlia Erika e la tragedia del suicidio del figlio Klaus.

Paweł Pawłikowski firma un “ritratto dello scrittore da vecchio” di rara eleganza.

Sorprendente la somiglianza di Hanns Zischler al personaggio che interpreta.

Fatherland, Paweł Pawłikowski, durata 82 min, valutazione MyMovies 4,10/5