Balcanica

La rotta balcanica è la più complicata e pericolosa da percorrere per chi tenta di fuggire da un Medio Oriente che muove guerra contro i suoi stessi popoli.

Jalil e il padre Nazar sono due orchestrali in fuga da Kabul dove per loro non c’è più alcuna possibilità: la musica è bandita e i musicisti sono degli infami.
I due uomini si uniscono alla carovana di disperati che come loro tentano di salvarsi, superando montagne su cui la neve è solo una delle difficoltà.

Greta (a ogni nuova prova Matilda De Angelis è sempre più convincente) è una giovane medica alla sua prima missione umanitaria sul confine tra Slovenia e Italia.

Un film doloroso e necessario.

Balcanica, Nicola Sorcinelli, durata 86 min, valutazione MyMovies 3,25/5

Santiago

Le persone possono sbagliare e di fatto sbagliano. Ma le persone non sono i loro errori. Le persone non sono sbagliate.

Adam è un diciassettenne pieno di rabbia, pluripregiudicato. Per l’ennesima volta si ritrova di fronte al giudice che (in Francia funziona così, il giudice penale minorile deve dare al condannato un’alternativa al carcere) gli propone il cammino di Santiago di Compostela per riflettere su se stesso e, sperabilmente, cambiare registro.

Fréd(érique) è una professoressa delle superiori che, dopo anni di insegnamento nelle scuole di periferia, esasperata dal comportamento di una studente, le ha dato uno schiaffo. L’intemperanza le vale una sospensione che le lascia tutto il tempo che non ha mai avuto prima. Decide così di accettare l’invito di un’amica a “fare volontariato” per un’associazione che si occupa di minori disadattati.

Adam e Fréd si metteranno in cammino insieme, 800km faticosi, divertenti, difficili, teneri, dolorosi.

Il film è ispirato al libro Marche et invente ta vie (cammina e inventa la tua vita) scritto da Bernard Ollivier che racconta il lavoro dell’associazione Seuil che esiste davvero in Francia.

Santiago, Yann Samuell, durata 102 min, valutazione MyMovies 3,37/5

Naza

Naza è un documentario che ci spiega quanto sia facile odiare il prossimo tuo. Quanto sia facile fare agli altri tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche se lo hai già provato sulla tua stessa pelle. Quanto sia facile credersi nel giusto e proprio per questo sprofondare nell’abisso dell’avere torto.
L’altro è Naza = Nezek Agavi, un semplice effetto collaterale delle tue azioni che, in virtù di quanto detto sopra, sono sempre giuste.

Poi qualcuno si ferma a riflettere, qualcuno inizia a parlare, qualcun altro per fortuna lo ascolta.

Colpisce profondamente che quelli che hanno ascoltato siano due Israeliani (ai quali il beniamino solo di pochi sta cercando di revocare la cittadinanza).

Naza, Yuval Abraham e Rachel Szor, durata 80 min, valutazione MyMovies 4,10/5

Nessun dolore

Questa storia non è ancora accaduta.
Inizia con queste parole un film che, raccontando le migrazioni dei popoli, è anche una riflessione sulle migrazioni del cuore.

Un libraio da chiosco di libri usati, una professoressa universitaria scappata in gioventù con il suo professore, un padre che spera in un futuro migliore, un bambino che osserva e non capisce, un addetto dell’obitorio di un grande ospedale dalla saggezza e umanità sconcertanti, una giovane musulmana incinta, un galeotto che chiede libri, un sottobosco inaspettato di solidarietà.

Sconvolgente e delicato ci impone di guardare oltre la facilità degli stereotipi.

Nessun dolore, Gianni Amelio, durata 96 min, valutazione MyMovie 3,02/5

Ritorno a Buenos Aires

Nel loro ottuso manicheismo che non lascia spazio alla complessità, i filmoni hollywodiani propongono eroi integerrimi, mai scalfiti dal dubbio, sempre pronti al sacrificio in nome di valori assoluti.

La realtà è invece sempre complicata e i veri eroi assomigliano più all’Innominato che a qualche superman da pubblicità.

Come si fa a sopravvivere all’orrore, mentre accade? E dopo che tutto è finito, come continua a vivere un sopravvissuto, in particolare quando, per scamparla, si è reso complice del male?

Mariano Guerra è un medico argentino, in Italia (ancora una volta è Torino il teatro di una vicenda sudamericana) ed è stato uno dei detenuti al Garage Olimpo, a Buenos Aires, per due anni e 46 giorni, tra il 1977 e il 1979.
E com’è che ne è uscito vivo?
Che cosa ha dovuto fare, che cosa ha dovuto subire durante un così lungo tempo di detenzione all’inferno?
Lo spiegherà alla giudice del processo in cui è stato chiamato a deporre come testimone (nonostante il concreto rischio di uscire dall’aula da imputato), senza vittimismo, assumendosi tutta la responsabilità per le sue azioni, con tutta la vergogna che da allora non lo abbandona.

Lo spettatore resta a chiedersi quanto possa dirsi volontaria una scelta, in quelle condizioni. E come un uomo possa arrivare a compiere tali efferatezze su un suo simile senza fermarsi davanti all’atrocità della sofferenza.

Straordinario Adriano Giannini, figlio di cotanto padre.

Ritorno a Buenos Aires, Marco Bechis, durata 104 min, valutazione MyMovie 3,53/5