informazioni

a matter of perspective

un po’ mi fanno ridere quelli che impostano le informazioni su di sé in terza persona singolare come se, fingendo che a raccontare di loro sia qualcun altro, tutto sembri “più vero”.

per cui, all’indicativo presente, alla prima persona singolare e in rigoroso ordine sparso:

teresa, tea o tere a seconda dell’umore, ma soprattutto tea (anche se un po’ pure tere); nasco a torino nel ’69; studio danza classica; mi piace scrivere; ho il pollice nero, nel senso che le piante non mi sopravvivono più di una settimana; imparo tre lingue; fotografo, soprattutto architetture; mi laureo; nuoto; lavoro; ballo il tango; suono un po’ il piano ma mi annoio, soprattutto il solfeggio, e infatti smetto prima di subito; lavoro.

mi sposo; amo il cinema e ci vado spesso; fotografo, soprattutto paesaggi; faccio un figlio, faccio la mamma; scio; amo cucinare e infatti cucino; amo viaggiare e infatti viaggio; mi innamoro del giappone; ascolto musica, anche il jazz; leggo, anche troppo, anche a voce alta, anche per gli altri; vado in giappone; fotografo, soprattutto mio figlio; lavoro.

colleziono scarpe; vivo sommersa di libri; ascolto il rock progressive anche adesso che è diventato passato remoto; studio la fotografia come fenomeno sociale, culturale, filosofico … curo la mia formazione permanente fotografica seguendo i seminari mensili di fulvio bortolozzo; mi accosto alla stampa fine art in camera oscura sotto la guida di enzo obiso; faccio volontariato, coi bambini, coi vecchietti, coi barboni (si può ancora dire o è politicamente scorretto?), coi minori migranti non accompagnati; conseguo un diploma del MoMA sulla lettura delle fotografie; sono politicamente scorretta (e me ne vanto); lavoro.

fotografo, di nuovo architetture … imparo un’altra lingua; imparo a prendermi cura di me stessa; imparo ad amarmi di più.

mi innamoro dell’argentina; mi innamoro di un argentino che di nome fa jorge luis e di cognome borges; mi innamoro di un uruguayo che di cognome fa galeano e di nome eduardo; mi innamoro di un altro uruguayo che a dispetto del nomeecognome è proprio uruguayo e il nomeecognome è mariobenedetti.

lascio la mia famiglia in balia di se stessa e, in completa solitudine e in piena pandemia, vado a vivere in argentina; mi innamoro di buenos aires; vado nella pampa; mi innamoro della pampa; mi innamoro di una città dal nome meraviglioso: azul = azzurro; conosco una persona straordinaria che condensa in sé tutto ciò che ho detto sino a qui; rientro in italia; fotografo, soprattutto me stessa …

detesto le cose tiepide. la parola “carino”. quelli che si mettono in cattedra e non hanno niente da insegnare. quelli che si mettono in cattedra e non hanno niente da insegnare e insegnano cose sbagliate. quelli che “in fotografia voglio fermare un’emozione” (con le sue varianti sempreverdi “eternizzare l’istante decisivo”, “allineare cuore-mente-occhio” … ). i centri commerciali. i cibi troppo elaborati. quelli che “è sempre colpa del professorechenonmicapisce-delcollegascaltrochemifalescarpe-delcapostronzo (potevo?)-della mammachemitarpaleali …” insomma sempre di qualcun altro. i programmi di cucina in tv. la tv. quelli che pensano di avere la verità in tasca e vogliono imporla a tutti gli altri. quelli che non si danno una mossa e si piangono sempre addosso. avevo detto che sono figlia di un soldato? adesso l’ho detto.

un progetto, questo, con parole, un po’ di musica, foto.

mi piace l’idea del “in divenire”. tutto sta a vedere che cosa si “in-diviene”

mongolfiere, perché sanno volare alto e sono piene di fantasia