XVII

Il tempo passa
e snoda i miei pensieri
liberi
cavalli sulla spiaggia

E il lutto
dicono
si elabora
in un anno

Rincorro a piedi scalzi
le onde a perdifiato
rombano al galoppo
dentro alle mie orecchie
e l’orlo del vestito
salato
è sulle gambe

Sbatto le palpebre
e ora è già Natale
e mentre faccio
l’albero e il presepe
mi manca
la tua presenza lieve
girarmi attorno lenta
come la neve al ritmo della porporina
che vola dappertutto
nei canti americani
da feste
commerciali.

XV

Guardarti soffrire
e non sapere come
alleviare il macigno
delle paure aggrovigliate
che ti portavi a spalle
E stringerti al mio petto
sentirti il cuore accelerato
e il fiato mozzo
di chi sa di esser braccato
e non sa dove fuggire
Ho paura
mi dicevi
aiutami Teresa
e mi fissavi
con gli occhi
spalancati dal terrore
E insieme poi trovar conforto
mangiando minestrina
col formaggino
sciolto dentro
come da bambine
quando eravam malate
E poi provare a preparare insieme
per distrarti
quei piatti
che solo tu
sapevi cucinare
la crema con l’arancia
o quella al caramello
che anche tua sorella le faceva
ma a te venivan meglio
o i pomodori deliziosi dell’estate
col tonno e i fagiolini
tagliati così piccoli
da sembrare miniature
o un sugo della pasta
col cuore dei carciofi
Sapori che ho perduto
a poco a poco
man mano che tu
dimenticavi
che sempre più
ti confondevi
e anche se hai provato
ad insegnarmi
nemmeno a me
riusciva di rifarli
nemmeno percorrendo
tutti i passi
per bene come tu
me li hai descritti.
Chissà qual era il tuo segreto.