26/4. 25 Aprile, un giorno dopo.

Ripensandoci (ripensando a quello che scrivevo ieri), una parola c’è. Ed è “antitotalitarista”.

È l’omologazione del pensiero, imposta a suon di purghe e torture e olio di ricino e prigione e assassinio, quella che va combattuta con decisione. Un appiattimento della coscienza in forza del quale chiunque si sente in dovere (si badi bene, non “in diritto”, ma proprio “in dovere”) di perpetrare sui suoi simili qualsiasi mostruosità in nome del “tutti devono fare così perché l’ha detto il capo”.

A qualunque colore appartenga, il totalitarismo (e coloro che lo appoggiano) è una sciagura.

Ecco, io sono antitotalitarista.