I fiori fioccavano a frotte
dalle frasche del vecchio ciliegio
la luce filtrava negli occhi
attraverso le palpebre chiuse.
Mio padre mi insegnava a sparare
a barattoli in fila
su un muro tra cocci di vetro
nel sole d'estate
mentre il suono dei miei pomeriggi
si faceva ossessione stordita.
Con gli occhi socchiusi ascoltavo
fischiare pallottole
e chioccare di latta e cicale cantare
nel silenzio floccato dei fiori
diventati ormai frutti
maturi di rosso brillante
come gocce di sangue
sulla neve al mattino
in montagna.
Il libro frusciava nel vento
aperto sulle ginocchia.
Ora vivo una quinta stagione
senza sole
né pioggia
né brezza
immobile
il corpo ammantato
da scampoli azzurri
che pesano come macigni
e finestre murate
o serrate da grate.
Torino, 2 marzo 2025