23 febbraio 2025

La notte scorsa
mi ha ridestata
un sogno assurdo
o meglio
mostruoso
di immagini folli
che uscivano a flutti
da schermi lucenti
in tutto il mondo
di motoseghe
che come regali
a feste di bimbi
venivan donate
dai presidenti delle nazioni
a un uomo di plastica
in occhiali da sole.
Qualcuno che urlava
DIO M'HA SALVATO!
PER FARE IL PAESE
GRANDE DI NUOVO!
Un bimbo arrabbiato
in spalle a suo padre
odiava ancor prima
di aver mai amato.
E sulla tastiera
del mio cellulare
non ritrovavo
le mie parole
ce n'erano altre
sconclusionate
imposte
da un ente
che solo fingeva
di saper pensare.
E giunta a quel punto
prendevo la penna
sul foglio bianco
iniziavo a vergare
l'elenco più lungo
che potevo inventare
di parole obsolete
antiche, preziose!
E giunta al termine
del mio lavoro
scattavo una foto
e la diffondevo
tra amici reali
ed altri virtuali
che ne facevano
strisce stampate
stelle filanti
che poi soffiavano
sul carnevale.

Del mio andare fotografico

A Torino
da piccola andavo allo zoo
la barbarie era legalizzata
ci si potevan trovare
animali di tutte le specie
che certo non tutta la gente
avrebbe potuto
vedere altrimenti.
E stavano lì
mansueti a farsi guardare
a dare conferma tangibile
che quel che leggevo sui libri
non erano affatto fandonie.
Elefanti, giraffe
felini e serpenti
dagli occhi ammalianti
dai manti lucenti
leoni, pantere
ippopotami, tigri e pinguini
chimere da ogni paese
il condor andino
maestoso avvoltoio dal collo pelato
e scimmie col muso turchese
o il culo di porpora
oscene ai miei occhi
di bimba borghese.
Ma chi più di tutti
mi aveva colpita
era l'occhio cosciente
del gorilla ingabbiato
mi guardava e sapevo
che anche lui sapeva
di non essere libero
mi guardava e sentivo
che ero sbagliata
nel guardarlo a mia volta.
Per questo, io credo,
non riesco
a prendere in foto
la gente per strada
perché sempre mi sembra
che l'occhio cosciente
di quel che non posso
chiamare animale
mi guardi e mi chieda
perché io mi arroghi diritti
che ad altri non sono concessi.
Ma i miei occhi funzionan comunque
e vedono attorno
le cose dei giorni, inconsuete
o usuali, e la voglia di raccontarle
mi rode da dentro.
È così che da tempo
oramai queste immagini
le vomito in fretta
in parole di prosa
o poesia
che poi mi si sciolgono
al vento.

5 novembre 2024

Tre libri mi sento di suggerire in lettura per, se non proprio capire, almeno cercare di decifrare questo momento storico così confuso e violento.

Tre libri che coprono poco più di un secolo di storia, ma un secolo di avvenimenti e cambiamenti così profondi, violenti e repentini che tutto quello che è avvenuto prima appare di una lentezza esasperante.

Psicologia delle folle, Gustave Le Bon (non so se c’entri qualcosa con il ben più noto – almeno alle donzelle della mia generazione – Simon). Scritto nel 1895 ha ancora molto da dire nel 2024

Le origini del totalitarismo, Hannah Arendt. Una riflessione – all’indomani (1949) della Seconda Guerra Mondiale e dei suoi orrori, delle sue devastazioni – sulle ragioni storiche, culturali e sociopolitiche del come sia stato possibile arrivare a tanto.

Authoritarian dynamic (curiosamente non ho trovato un’edizione italiana ma per chi si vuole avventurare in una lettura in Inglese (non semore agevole, va detto), nel 2005 Karen Stenner chiude il cerchio raccontandoci le ragioni profondamente umane che portano a certe conclusioni.