Naza

Naza è un documentario che ci spiega quanto sia facile odiare il prossimo tuo. Quanto sia facile fare agli altri tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche se lo hai già provato sulla tua stessa pelle. Quanto sia facile credersi nel giusto e proprio per questo sprofondare nell’abisso dell’avere torto.
L’altro è Naza = Nezek Agavi, un semplice effetto collaterale delle tue azioni che, in virtù di quanto detto sopra, sono sempre giuste.

Poi qualcuno si ferma a riflettere, qualcuno inizia a parlare, qualcun altro per fortuna lo ascolta.

Colpisce profondamente che quelli che hanno ascoltato siano due Israeliani (ai quali il beniamino solo di pochi sta cercando di revocare la cittadinanza).

Naza, Yuval Abraham e Rachel Szor, durata 80 min, valutazione MyMovies 4,10/5

Un pazzo o un uomo con un’idea molto chiara?

Gli eventi di queste ultime ore, in prossimità dell’anniversario di dolore e rabbia del 7 ottobre, mi hanno aperto gli occhi.

Sentire le parole che il beniamino solo di nome ha rivolto al grande popolo persiano (così lo chiama lui) mi ha fatto venire i brividi.

L’esortazione alla ribellione, la promessa nemmeno troppo velata di un sostegno, la situazione interna di un gigante i cui governanti da troppo tempo ormai non sono più in sintonia con i governati, una dittatura feroce di vecchie cornacchie che uccidono le donne e gli adolescenti (la vita e il fututro) solo perché chiedono essere liberi di cantare, di vestirsi come desiderano… Tutto questo costituisce una miscela esplosiva.

Una decina di anni fa avevo incontrato a Gerico un vecchio sacerdote, arabo e cattolico (un reietto tra i reietti si era definito sorridendo, quando si era presentato) con semplici parole aveva spiegato che Abramo arrivava da Ur dei Caldei, che Ismaele e Isacco erano i suoi figli, che la frattura nasce in Abramo e che solo in Abramo si può risaldare.

Omaha beach

Sotto il cielo incerto
di un mattino di agosto
ho incontrato la storia
e la sabbia che allora
odorava di sangue
ora serve ai bambini
per fare i castelli
e quel mare che allora
ribolliva di guerra
oggi è calmo
e profuma di vento
e di sale
e la gente ci nuota
tra i rottami del porto
costruito per la battaglia
qualche stella a sei punte
ogni tanto interrompe
la bianca distesa di uguali
e anche i camper e i pullman
dei tour organizzati
condividono il medesimo schema.
C'è qualcosa di oscuro
e triviale
nel voler celebrare la morte
dei pochi che ai molti
han ridato speranza
e la vita.
E davanti alle coste
a strapiombo sul mare
mi scopro a pensare
che il tempo
è solo un altro modo
per misurare
distanze.

Il coccodrilletto

Il coccodrilletto si stacca la testa con una mossa netta, decisa, improvvisa e lesta.

La cosa più folle è che poi la attacca al corpo di una tartaruga che per caso passa di lì e, certo, non si aspetta di ritrovarsi ad essere un tartadrillo. O una coccoruga.

La testa, abituata com’è a un corpo scattante, rimane sorpresa scoprendo quanto è pesante un carapace, da portarsi appresso. E fa fatica a farsi ubbidire quando dà l’ordine di attaccare una preda che corre veloce…