La notte scorsa
mi ha ridestata
un sogno assurdo
o meglio
mostruoso
di immagini folli
che uscivano a flutti
da schermi lucenti
in tutto il mondo
di motoseghe
che come regali
a feste di bimbi
venivan donate
dai presidenti delle nazioni
a un uomo di plastica
in occhiali da sole.
Qualcuno che urlava
DIO M'HA SALVATO!
PER FARE IL PAESE
GRANDE DI NUOVO!
Un bimbo arrabbiato
in spalle a suo padre
odiava ancor prima
di aver mai amato.
E sulla tastiera
del mio cellulare
non ritrovavo
le mie parole
ce n'erano altre
sconclusionate
imposte
da un ente
che solo fingeva
di saper pensare.
E giunta a quel punto
prendevo la penna
sul foglio bianco
iniziavo a vergare
l'elenco più lungo
che potevo inventare
di parole obsolete
antiche, preziose!
E giunta al termine
del mio lavoro
scattavo una foto
e la diffondevo
tra amici reali
ed altri virtuali
che ne facevano
strisce stampate
stelle filanti
che poi soffiavano
sul carnevale.
22 febbraio 2025
Bisogna camminare
a lungo
possibilmente
in salita,
necessariamente
in silenzio
per poter ritrovare
le parole per descrivere
quanto incontriamo
lungo il cammino.
Le mie tre sorelle. In Iran con Čechov.
Mai prima di oggi mi era capitato di assistere a un tributo agli attori di oltre cinque minuti ininterrotti di applausi.
Rientro adesso dal @tpe_teatroastra di Torino e se dovessi descrivere il mio stato d’animo, probabilmente evocherei il Capriccio n. 24 in La minore di Paganini.
Ma… riavvolgiamo il nastro.
Lunedì sera ricevo un messaggio da Benedetta (l’amica che ho visto illuminarsi di luce mistica in un’alba di Gerusalemme inondata dal canto del muezzin, poco prima di partire per Ramallah).
“Ciao sorella. Proposta indecente: Teatro, mercoledì 19 alle h. 19. Si può rifiutare, mi rendo conto: in farsi… sopratitolato in italiano… Una roba non tanto light…”.
Mai io già so di che cosa si tratta: @ashkan Katibi (il drammaturgo e regista) e le sue attrici, rendendo omaggio alle Tre sorelle di Anton Cechov, ci raccontano come si vive, da donne, in Iran.
Chi mi conosce sa quanto mi stia a cuore la questione iraniana, e infatti già avevo in animo di andarci.
La mia risposta è un immediato sì, senza condizioni.
Stasera il teatro era pieno, lo spettacolo asciutto, tenero, duro, ironico, schietto.
Vero.
Così vero che l’attrice @sadafbaghbani che interpreta la protagonista È la protagonista e RIVIVE, ogni volta che la porta sul palcoscenico, la sua stessa storia di combattente per la libertà in Iran. La storia di una giovane donna che porta ancora nel corpo 150 proiettili (che non è stato possibile estrarre).
Alle spalle degli attori, a ritmo di rap, scorrono i video della repressione violenta delle manifestazioni durante le quali Sadaf è stata ferita.
Non riesco più a trattenere le lacrime.
Mi guardo intorno e sono molti in sala quelli che piangono con me.
Cinque minuti ininterrotti di applausi sono una cosa difficile da descrivere.
Del mio andare fotografico

A Torino
da piccola andavo allo zoo
la barbarie era legalizzata
ci si potevan trovare
animali di tutte le specie
che certo non tutta la gente
avrebbe potuto
vedere altrimenti.
E stavano lì
mansueti a farsi guardare
a dare conferma tangibile
che quel che leggevo sui libri
non erano affatto fandonie.
Elefanti, giraffe
felini e serpenti
dagli occhi ammalianti
dai manti lucenti
leoni, pantere
ippopotami, tigri e pinguini
chimere da ogni paese
il condor andino
maestoso avvoltoio dal collo pelato
e scimmie col muso turchese
o il culo di porpora
oscene ai miei occhi
di bimba borghese.
Ma chi più di tutti
mi aveva colpita
era l'occhio cosciente
del gorilla ingabbiato
mi guardava e sapevo
che anche lui sapeva
di non essere libero
mi guardava e sentivo
che ero sbagliata
nel guardarlo a mia volta.
Per questo, io credo,
non riesco
a prendere in foto
la gente per strada
perché sempre mi sembra
che l'occhio cosciente
di quel che non posso
chiamare animale
mi guardi e mi chieda
perché io mi arroghi diritti
che ad altri non sono concessi.
Ma i miei occhi funzionan comunque
e vedono attorno
le cose dei giorni, inconsuete
o usuali, e la voglia di raccontarle
mi rode da dentro.
È così che da tempo
oramai queste immagini
le vomito in fretta
in parole di prosa
o poesia
che poi mi si sciolgono
al vento.
14 dicembre 2024

...sono scivolati
questi anni
come sabbia pigra
tra le dita di un mezzogiorno
di sole
e di risacca abbagliata
di luce
sulla spiaggia
e stavi fermo
in faccia al mare
con il vento
e i riccioli scomposti
gli occhi
non sapevano
contenere tutto
quell'azzurro immenso
che oggi inizi a navigare...
