Sotto il cielo incerto
di un mattino di agosto
ho incontrato la storia
e la sabbia che allora
odorava di sangue
ora serve ai bambini
per fare i castelli
e quel mare che allora
ribolliva di guerra
oggi è calmo
e profuma di vento
e di sale
e la gente ci nuota
tra i rottami del porto
costruito per la battaglia
qualche stella a sei punte
ogni tanto interrompe
la bianca distesa di uguali
e anche i camper e i pullman
dei tour organizzati
condividono il medesimo schema.
C'è qualcosa di oscuro
e triviale
nel voler celebrare la morte
dei pochi che ai molti
han ridato speranza
e la vita.
E davanti alle coste
a strapiombo sul mare
mi scopro a pensare
che il tempo
è solo un altro modo
per misurare
distanze.
luglio 2024

Agili
le tue dita agili
di scassinatore
lunghe
le tue dita lunghe
di musicista
nell’urgenza bruciante
dei nostri istanti
corsari
fanno saltare
nell’armonia di un
solo movimento
tutti i ganci
di tutte le armature
con cui cerco
di proteggermi.
Invano.
Allons enfants
Dopo il 34% del Rassemblement National di Marine (Perrine) Le Pen e di Jordan Bardella alle europee, dopo lo scioglimento delle camere da parte di Macron con indizione di nuove elezioni (ricordo che anche Chirac l’aveva fatto, ritrovandosi poi Jospin tra i piedi), dopo un primo turno elettorale da brivido… La Francia, oggi, con un’affluenza alle urne tra le più alte mai registrate, ha incoronato Mélenchon.
Macron secondo e RN buon terzo.
La Francia, nei momenti decisivi (c’entrerà qualcosa Henry Cartier Bresson?), non sbaglia…
Ma siamo così sicuri?
Nessuno dei tre in realtà ha la maggioranza.
E quindi?
Non è che questi iniziano a litigare per formare un governo di larghe intese? Potremmo insegnare loro qualcosa in merito (io li ricordo i governi pentapartito, ma è perché sono vecchia!).
Bisognerà mettere d’accordo l’estrema sinistra, che ha ottenuto la maggioranza dei voti, con la sinistra moderata, che è arrivata seconda.
Non è che adesso Bardella si siede (all’opposizione) a guardare gli altri due che si scannano, come i capponi di Renzo Tramaglino di manzoniana memoria, e poi, al momento giusto raccoglie i frutti del suo operato (come è successo a casa nostra con la Meloni) e pure con gli interessi?
Sempre senza voler fare dietrologia da bar.

Prologo
“Mi hai presa con la forza, quando io non ti volevo. Per avermi hai ucciso Tantalo, l’uomo che amavo e quel nostro figlio, cui non avevamo ancora dato un nome.
Castore e Polideuce, i Dioscuri miei fratelli, magnifici sui loro cavalli sono scesi in campo contro di te, per difendermi.
E tu, in preda al panico, come un coniglio, terrorizzato ti sei rifugiato in casa di Tindareo, mio padre.
Quel vecchio, pazzo e sentimentale, ti ha perdonato, in nome dell’affetto che ti serbava per averti nutrito quando eri solo un randagio, insieme a tuo fratello Menelao, a causa degli scempi di Atreo, vostro padre. E ti ha concesso il mio letto. Senza nemmeno chiedermi il parere!
Mi hai sposata.
E cosa ho fatto io?
Io ho ingoiato il dolore, il rancore, la rabbia, l’orgoglio. Mi sono riconciliata con te. Ho imparato ad amare la tua gente. Sono diventata, non puoi negarlo, una moglie irreprensibile. Affettuosa, disponibile, perfetta, dicevi! Eri felice quando stavi in casa, felice quando ne uscivi perché sapevi che vi avresti fatto ritorno. È un raro acquisto una moglie così. Mentre quasi tutti finiscono col ritrovarsi con cattive mogli. O cattivi mariti.
Ti ho partorito tre figlie. E un maschio.
E tu adesso vuoi uccidermi una delle figlie.
Forse questa follia per te ha un senso. Ma non per me. Io vedo solamente che tu, per perseguire i tuoi fini, ancora una volta, ti appresti a uccidere il frutto del mio ventre.
Non te lo perdonerò mai!
Se qualcuno ti chiedesse perché vuoi uccidere Ifigenia, tu, dimmi, che cosa gli risponderesti? Dimmelo! Lo dico io al posto tuo!
Perché Menelao si riprenda Elena!!!
Ma che bella famiglia! I nostri figli devono pagare per quella puttana di mia sorella!
Compriamo quello che c’è di più odioso, pagandolo con la vita delle persone che più amiamo.
Va bene. Tu partirai per la guerra. A me non resterà che tornare, sola, nella casa che non rieccheggerà più delle risa gioiose di Ifigenia.
Dove non risuonerà più il suo passo leggero di danza.
E io rimarrò a guardare nel nulla, seduta nelle sue stanze vuote, sulla sua sedia vuota, con la sola compagnia delle lacrime“.
Mentre ritiro in una cartellina color carta da zucchero il copione di Ifigenia in Aulide, insieme a tutti gli altri testi e gli appunti e l’attestato di frequenza del corso di teatro, il suono delle parole che Clitennestra scaglia contro Agamennone, nel – vano – tentativo di convincerlo a non immolare la loro figlia agli dei, riecheggia ancora nella mia testa.
Le ho ripetute ogni giorno, in questi ultimi mesi. Con diverse intonazioni e intenzioni e colori. Con rabbia, con rancore, supplice, impositiva, violenta…
“Devi trovarlo tu il registro per interpretarla” mi dice beffardo quello stronzetto di Matteo.
Ma come cazzo faccio a interpretare questa donna così distante da me, un personaggio che ho chiuso quasi quarant’anni fa nella scatola “cianfrusaglie inutili del liceo”?
“Tu cerca“.
Ma vaffanculo, va.
Antefatto
Sono Clitennestra
Figlia di Leda, che si unì a Zeus.
Figlia di Tindareo, che fu re di Sparta.
Sorella di Castore e Polideuce, i Gemelli del cielo boreale.
Gemella di Elena, che fuggì con Paride e si scatenò una guerra.
Moglie di Tantalo.
Moglie di Agamennone.
Amante di Egisto.
Madre di un figlio, che rimase senza nome.
Madre di Ifigenia.
Madre di Crisotemi.
Madre di Elettra.
Madre di Oreste ...
Ma chi sono io, veramente,
se per dir chi sono
devo far riferimento
a una genealogia?
