BUONGIORNO!

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Preparazione del pane, Tacuinum sanitatis casanatensis (XIV secolo)

 

Amo le persone che fanno bene il proprio lavoro: qualunque esso sia, a qualunque cosa conduca, a prescindere dalla quantità di gente che godrà del loro impegno, della loro passione.

Amo il lavoratore coscienzioso perché migliora la vita di tutti: la sua, la mia. Lavorare bene è un modo per dare senso al tempo e per capire qualcosa (sempre troppo poco) di sé. Amo il fornaio, per esempio, il fornaio che sa come cuocere il pane, e che mi offre, per accompagnare il pasto, una pagnotta croccante se dev’essere croccante, morbida se dev’essere morbida. Amo il medico che non prescrive, pigro, ricette, senza neppure far accomodare il paziente; amo il medico che dice:

(Voce fuori scena) Si spogli, per favore.

Ma io a dire il vero avrei …

(Voce fuori scena) Le ho detto si spogli, per favore.

Mi serve solo una …

(Voce fuori scena) Si spogli, e si sdrai sul lettino.

E poi ti tiene lì mezz’ora, quel medico, a tastarti e misurarti, a farti fare prove sotto sforzo, ogni volta la stessa trafila, ogni volta una visita completa, anche se tu, a dire il vero, eri passato giusto per le medicine di tua madre e non per te – tu stai benissimo – e hai lasciato l’auto sulle strisce pedonali e quando sei uscito hai trovato la multa, tra vetro e tergicristallo; e una signora anziana che passeggiava con il cane ti ha persino detto che hanno fatto bene a dartela, la multa, che non c’è più decoro.

Fabio Geda, La bellezza nonostante