Che fuoco nascondi
dietro la superficie liscia
e perfetta
dei tuoi giorni!
Tra le premure di madre
e il tuo ruolo di moglie
magistralmente interpretato
E accetti con grazia quei baci
un po' stitici
a bocca secca
di un marito che non ti si accosta
da anni
Poi
Qui nel mio letto
ti sento vibrare
di mille pensieri
perversi
E quanti altri ne hai soggiogati
tu sola lo sai
E io
Mi torturo
ad immaginarne il numero
perso qui
nei tuoi occhi
e nel biancore abbacinante
delle tue carni...
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Che cosa siamo
Un grumo di carne
bagnato da una luce
che non sempre benedice
Scaldato
da passioni
che col tempo si assopiscono
E resta solo il freddo
sterile della cenere
E ho un buco nella gola
E una vita spaccata
tra quel che c'era prima
e il dopo di quel buco
E ancora voglio piacere
ad una donna
E poi succede
che mi guardi
e decidí che ti piaccio
E mi accogli
Col mio buco nella gola
e tutte le mie cicatrici
e l'eruzione vulcanica
della mia voce
che, come poi mi dici,
in te risuona dolce
di insospettate sfumature.
Ho bisogno
di silenzi
Spazi dilatati
sino a farsi tempo
Distanze siderali
che costringono
a saperci
oltre le nostre parole
Di gesti impercettibili
che raccontano
un amore impronunciabile
E il ricordo
dell'odore del tuo corpo
sulla mia nudità
tellurica.
Amo saperti al mio fianco
mentre le ore tessono
i giorni in trame sottili
che solo può percepire
chi ti osserva
da presso
quando vivi e sorridi.
O quelle, rare, volte
che i tuoi occhi
risplendono di acqua
di mare.
Ma dove sono finiti,
in questi giorni di reti
nevrotiche,
quegli amori d'estate
che si scioglievano
alla luce tiepida di settembre,
lasciando di sé il sapore
di un ricordo
struggente?
