Guardarti soffrire
e non sapere come
alleviare il macigno
delle paure aggrovigliate
che ti portavi a spalle
E stringerti al mio petto
sentirti il cuore accelerato
e il fiato mozzo
di chi sa di esser braccato
e non sa dove fuggire
Ho paura
mi dicevi
aiutami Teresa
e mi fissavi
con gli occhi
spalancati dal terrore
E insieme poi trovar conforto
mangiando minestrina
col formaggino
sciolto dentro
come da bambine
quando eravam malate
E poi provare a preparare insieme
per distrarti
quei piatti
che solo tu
sapevi cucinare
la crema con l’arancia
o quella al caramello
che anche tua sorella le faceva
ma a te venivan meglio
o i pomodori deliziosi dell’estate
col tonno e i fagiolini
tagliati così piccoli
da sembrare miniature
o un sugo della pasta
col cuore dei carciofi
Sapori che ho perduto
a poco a poco
man mano che tu
dimenticavi
che sempre più
ti confondevi
e anche se hai provato
ad insegnarmi
nemmeno a me
riusciva di rifarli
nemmeno percorrendo
tutti i passi
per bene come tu
me li hai descritti.
Chissà qual era il tuo segreto.
XIV
E tenerezze inattese
delle tue mani
sempre calde
che r-accoglievano le mie,
sempre gelate,
frizionandole
mentre cantavi
con la tua voce tremula
“che gelida manina”
e insieme sorridevamo poi
serene
per qualche istante.
XIII
A poco a poco
si andava dissolvendo
la tua mente
lasciando intatti
frammenti d’ansia e angosce
soffuse nella nebbia
spessa
come una nuvola
di latte che si spande
dentro al tè rovente.
Insieme, ti restava
una capacità di conto
e ferrea matematica
di logica geniale
che mi sorprendeva sempre
poi le preghiere tutte
a memoria
come la messa
che sapevi ancora recitare tutta intera
con le domande
e le risposte
del prete e dei fedeli
in latino o in italiano
come una cantilena
che imparata da bambini
mai si scorda.
Ma le parole
quelle per indicare il mondo
che ti circondava
quelle no
non ce le avevi
ed inciampava la tua bocca
in frasi che iniziavi
mille volte e non finivi
perché per strada tu
te le perdevi e si vedeva
la fatica
insieme alla disperazione
di non riuscire a dire
quello che sentivi
o che desideravi.
Lo sforzo
che ti increspava gli occhi
ti corrugava il volto
e il collo che esaltava
le sue vene
e più non respiravi
trattenevi il fiato
come si fa sott’acqua
diventavi tutta rossa
poi esplodevi
in un rantolo di resa
e con lo sguardo tu
mi interrogavi
nella speranza che capissi.
Capirti.
È stata questa
forse
la mia vera lotta.
XII
Facevo la spesa
l’altra mattina
e mentre compravo
la frutta al mercato
pensavo a che cosa
ti sarebbe piaciuto
mangiare per pranzo
domenica o a cena
il sabato sera.
Si configgono con forza
le abitudini
nella mente della gente
e scardinarle non è certo
un affare di pochi giorni.
Come un fulmine
che attraversa in un istante
la notte e la rischiara
mi dico che oramai
son mesi
che sei morta
e non c’è più alcun pasto
da prepararti
per il fine settimana
Ma ancora mi accompagna
la tua presenza
che allo stesso tempo
urla ed è anche muta.
…
Ma tu ti annoi,
Anna,
l’estate?
Quando il caldo
è soffocante
e non c’è niente
da fare all’orizzonte
e i giorni
sono solo pomeriggi
languidamente lunghi,
con le cicale
nelle orecchie
e luce che acceca
e l’odore delle foglie
dell’albero di fico
e la meta cui si tende
è l’attesa
della sera,
quando il cielo si fa fresco
e tacciono finalmente
le cicale
e a cantare
restano solo i grilli…
