Pensieri

Confesso che uno che dice che l’Italia è erratica, “aborigena perché aberrigena”, che è un Paese che nasce dalle genti che vengono dal mare e si spostano verso la montagna e poi tornano e rivanno, il che sostanzialmente significa che la storia dell’Italia, la nostra storia, è una storia di migrazione, ebbene a me, uno così, sta pure un po’ simpatico.

Ma io parlo di quelle vecchie foto che abitano le scatole di biscotti. Quelle che la padrona di casa tira fuori alla fine dei pranzi di famiglia, quando tutti si è intorno alla tavola, un po’ obnubilati dalle “copiose libagioni”. E qualcuno inizia a dire “ma ve lo ricordate lo zio Severino, quella volta che…” E tutti si parte per un viaggio nel mondo del “iomiricordo”…





Riflessioni da rientro. 2

Annaaaaa!!!! Anna, sono tornata!
Ho fatto unascopertasensazionale, Anna! E la colpa è tua! Non ti dirò mai che è merito tuo, lo sai, vero?
Ti ricordi l’altro giorno, quando mi dicevi che detesti le fotografie pubblicate su siti sosssscccialllll con tanto di illuminazione artificiale fornita da didascalie di frasi fatte o aforismi? Te lo ricordi? Stavamo sotto i portici, da qualche parte nella nostra Torino di fine estate, già fresca, ma ancora risplendente di sole, e riflettevamo su queste e altre miserie umane… Un po’sulserio e un po’ non tanto…

Insomma, qualche giorno fa avevo un po’ di tempo da perdere. Espressione infelice molto cara alla mia borghesissima nonna torinese. Te la ricordi la nonna Felicita? Un misto tra Gozzano e Wolf (Virginia, che mi hanno detto che adesso anche le donne vanno citate col solo cognome, senza anteporre l’articolo determinativofemminilesingolare, solo che se non specifico che è Virginia, tutti finiscono per pensare a Nero, Wolf, intendo, è il patriarcato, babe!), la nonna Felicita, dicevo, che non sopportava di vedere qualcuno con lo sguardo perso dietro ai propri pensieri… Avevo un po’ di tempo da perdere, dicevo, e così ho fatto un esperimento. Che mi ha poi confermato che quel tempo è stato ben speso.
Sai che ho fatto?
Ho visitato uno di quei siti dove si pubblicano aforismi, le detestabili frasette buone per tutte le stagioni, estrapolate come perle preziose dall’ostrica di discorsi decisamente più ampi (tutti pronunciati o scritti da grandi pensatori, ci mancherebbe!) e poi donate a piene mani agli utenti. E invariabilmente accompagnate da immagini fotografiche pittoriche, o al più da fotografie di quadri di pittori impressionisti… Ah! La luce come la sapeva interpretare Pizarro… (e qui profusione di emoticon con gli occhi a cuoricino!).

Ebbene, ho compulsato la pagina web “en boucle” come direbbero i Francesi e…
“Una vita senza ricerca non è degna per l’uomo di essere vissuta.”
Platone, Apologia di Socrate

“Lo strumento basilare per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se controlli il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.”
Philip K. Dick

“Hanno portato i giovani a non cercare altro che il lusso e l’ozio, sia fisico sia morale, li hanno resi molli e pigri, incapaci di resistere ai dolori e ai piaceri.”
Platone, Repubblica – Libro VIII

“Già mezza Europa… è sulla via del caos, ebbra di fanatiche illusioni cammina sull’orlo dell’abisso e canta, canta un inno ebbro come cantava Dmitri Karamasoff. Il borghese oltraggiato ride di questi canti, ma il santo e il veggente li ascoltano piangendo.”
Hermann Hesse

“La bellezza non è nel volto; la bellezza è una luce nel cuore” .
Kahlil Gibran – Il Profeta

“È il diavolo a lottare con Dio, e il loro campo di battaglia è il cuore degli uomini”.
Fëdor Dostoevskij – I fratelli Karamazov

“Chi è amico di tutti non è amico di nessuno.”
Arthur Schopenhauer.

“Si corrompe nel modo più sicuro un giovane, se gli si insegna a stimare chi la pensa come lui più di chi la pensa diversamente “.
Friedrich Nietzsche

“La gente non vuole pensare. Ecco perché la televisione è così popolare! È più facile che leggere, più facile che pensare.”
Ray Bradbury – Fahrenheit 451

E… Anna!!! W-O-W! Mi sono detta “Ma qui sta la quintessenza della sapienza! Come non dirsi d’accordo con tutte e ciascuna di esse?”!!! Eh?
Eh, beh! Certo! Provengono, ciascuna!, dalla bocca di un grande pensatore!
Platone, Bradbury, Schopenhauer, Nietzsche (menomale che c’è il correttore ortografico, perché mi incasino sempre a scriverlo, un po’ come Gewürztraminer, che si riesce a pronunciarlo bene solo dopo averne bevuto qualche bicchiere…).

Epperò… Epperò (apposto, avvolte… Epperò!) tutte queste preziose perle di saggezza, a leggerle e rileggerle e rileggerle ancora… hanno cominciato a farmi l’effetto che mi facevano da piccola le parole ripetute all’infinito. Te lo ricordi Anna, quel gioco, che facevamo, da piccole? Trentinotrentinotrentinotrentinotrentino… Te lo ricordi? Ammesso che si riuscisse a non intorcinarsi la lingua nella ripetizione forsennata, le parole perdevano di senso! Completamente! E così i miei aforismi…
Più li rileggevo e ci riflettevo e più mi parevano di una banalità sconcertante.
Tutta quella luce, che di primo acchito mi aveva rischiarato i pensieri, d’improvviso era appassita! Si era fatta fioca come la lucina delle candele sulla torta di compleanno di un vecchio…

Ecco cos’era che ci infastidiva! La cultura in pillole!

Al solito Luminosa dopo tutta questa tirata, stacca la comunicazione, senza nemmeno lasciarmi il tempo di ribattere… Le voglio bene, però giuro che la prossima volta non rispondo al telefono…

Pensieri da rientro

Il punto è che il Paese (ma forse dovrei dire il mondo intero) è diviso (squarciato) tra chi si sente rappresentato da questa politica e aborrisce anche il solo sentir parlare di cultura, pensiero critico, filosofia e chi, invece, di tutto questo ha bisogno come si ha bisogno dell’aria.

Molte persone hanno la necessità di sentirsi parte di un gruppo, di avere qualcuno che dica loro che cosa fare e come farlo… e sovente queste persone non possono sopportare quelli che la pensano diversamente, quelli che vogliono pensare con la propria testa (anche se rischiano di sbagliare). E non lo possono sopportare perché il loro atteggiamento è dettato sostanzialmente dalla paura di vivere, che comporta necessariamente la presa di coscienza della necessarietà del morire.

Morto un Raisi se ne fa un altro?

È morto sulle vette al confine con l’Azerbaijan Abramo Raisi.

Volava su un vecchio elicottero americano che probabilmente non era stato revisionato più di tanto, dal momento che, a causa dell’embargo, i pezzi di ricambio non sono più reperibili.

Mentre Khamenei, la guida suprema, “invita” il popolo a piangerlo e a pregare per lui, il popolo spara mortaretti di giubilo.

E il mondo? Il mondo non sta a guardare e basta. Il mondo decide di fare le condoglianze “al popolo iraniano per la perdita del suo presidente”.

Cioè, spiegatemi bene, perché non capisco. Allora, muore a 63 anni un uomo che, all’età di 27, si è guadagnato l’appellativo di macellaio per aver fatto letteralmente massacrare migliaia di cittadini (ma forse dal suo punto di vista erano solo sudditi o forse nemmeno quello) dissenzienti del suo paese (questo a casa mia si chiama dittatura), il popolo esulta e noi facciamo le condoglianze a quel popolo?

È la diplomazia internazionale babe… Ah già, quella stessa diplomazia internazionale (il galateo dei potenti) che aveva fatto venire in mente all’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano Matteo Renzi (lo stesso che, in effetti, qualche anno dopo elogiava la condizione dei lavoratori in Arabia Saudita…) di coprire tutte le statue in Campidoglio in occasione della visita di Rohani.

Ma poi mi sono fermata a pensare… E mi è tornata in mente una delle mie prime versioni al liceo. Era una sorta di barzelletta in cui si raccontava di una vecchina che, ai funerali del Dittatore Dionisio, piangeva disperatamente. Un uomo le si era avvicinato per chiederle perché fosse così triste, dal momento che invece era un giorno gioiglorioso (l’ho rubata a Lewis Carrol, confesso) in quanto il mondo si era finalmente liberato di un soggetto che aveva combinato solo malefatte e lei gli aveva risposto “perché almeno quello era un nemico noto. Il prossimo non sappiamo come sarà”.

E già, perché Khamenei ha un figlio. Si chiama Mojtaba, “l’altro candidato”, sino a domenica sera, non certo alla presidenza dell’Iran, ma alla successione al ruolo di Guida Suprema ricoperto (dal 1989, anno della morte di Khomeini) da suo padre.

Senza voler fare dietrologia da bar.