XII

Facevo la spesa
l’altra mattina
e mentre compravo
la frutta al mercato
pensavo a che cosa
ti sarebbe piaciuto
mangiare per pranzo
domenica o a cena
il sabato sera.

Si configgono con forza
le abitudini
nella mente della gente
e scardinarle non è certo
un affare di pochi giorni.

Come un fulmine
che attraversa in un istante
la notte e la rischiara
mi dico che oramai
son mesi
che sei morta
e non c’è più alcun pasto
da prepararti
per il fine settimana

Ma ancora mi accompagna
la tua presenza
che allo stesso tempo
urla ed è anche muta.

Ma tu ti annoi,
Anna,
l’estate?
Quando il caldo
è soffocante
e non c’è niente
da fare all’orizzonte
e i giorni
sono solo pomeriggi
languidamente lunghi,
con le cicale
nelle orecchie
e luce che acceca
e l’odore delle foglie
dell’albero di fico
e la meta cui si tende
è l’attesa
della sera,
quando il cielo si fa fresco
e tacciono finalmente
le cicale
e a cantare
restano solo i grilli…

XI

Giorni strani
dicevo
e case da smontare.
La morte che aleggia
tutto intorno.
È quell’insetto preso
nella ragnatela
È questo senso immobile
del tempo.
Mi accosto
con rispetto
alle tue cose e sento
che non avrei il diritto
di toccarle.
Aprire i vecchi armadi
e ritrovarti
nel modo di piegare
un fazzoletto o di lasciare
avvolta su se stessa
una collana di corallo
così
distrattamente
in fondo
ad un cassetto con una cartolina
di settant’anni fa
che nemmeno era per te
insieme ad una pompa
di bicicletta
vecchia di ottone
ormai brunito
e un mozzicone di candela.