AL CINEMA! Parigi a piedi nudi

Parigi a piedi nudi, Dominique Abel e Fiona Gordon, 2016

La bibliotecaria canadese Fiona ha oltrepassato la mezza età, porta spessi occhiali da miope, è alta, dinoccolata e sgraziata, (ma magicamente si trasforma in una farfalla leggiadra, quando balla il tango), vive in un luogo inospitale, dove bufera, vento e neve imperano per undici mesi su dodici, un giorno riceve una richiesta d’aiuto per lettera dall’amata zia Martha, ballerina che quarant’anni prima aveva lasciato le desolate lande canadesi per partire alla volta di Parigi.

Martha ha quasi novant’anni, vive a Parigi da quaranta, scende in strada in vestaglia e pantofole, imbuca lettere nel cestino dell’immondizia perché, completamente svitata sin dalla gioventù, con l’età è diventata anche un po’ svanita. Sa, però, perfettamente di non aver alcuna intenzione di finire in un pensionato, come vorrebbe invece l’assistente sociale che si occupa del “suo caso”.

Dom (Dominique) è un allegro clochard, vive libero e dorme sotto le stelle sulla riva della Senna, balla splendidamente il tango, rovista tra i rifiuti e trova lettere imbucate nei cestini, anziché nelle cassette postali, provvedendo a metterle al posto giusto.

Poi Fiona va a Parigi a cercare la zia e non la trova, cade nella Senna per farsi una fotografia e perde lo zaino, Dom trova lo zaino e si veste con gli abiti di Fiona, Martha intanto balla splendidi tip tap da seduta con un altro ospite della casa di riposo, Fiona incontra Dom in un ristorante sui bateaux e si stupisce che lui abbia un maglione color zafferano esattamente identico al suo ….

Una commedia surreale, esilarante, a metà strada tra Tati e Buster Keaton.

 

BUONGIORNO!

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Caroussel, Eugène Atget, 1920 circa

 

Nell’Ottocento, quando si posava la prima pietra di importanti manufatti pubblici cittadini, era consuetudine inserire nelle fondamenta alcuni oggetti dell’epoca, a futura memoria. Anche se c’era la quasi certezza che, annegati nella pietra e nel cemento, probabilmente non sarebbero mai più saltati fuori. Così si dice che sotto l’obelisco di piazza Savoia qualcuno abbia chiuso in una cassetta alcuni giornali, una copia delle leggi Siccardi, alcune monete, un sacchetto con semi di riso, un pacco di grissini e una bottiglia di Barbera, e che nei piloni del ponte napoleonico di piazza Vittorio siano stati sotterrati denari francesi coniati appositamente per l’occasione. Invece in quelli del ponte Isabella, secondo la leggenda, ci sarebbero dei dobloni. E, come se non bastasse, su una spalletta del viadotto sarebbe stata fissata una misteriosa piastrella di argilla cotta che nessuno ha mai più ritrovato…

Maurizio Ternavasio, 50 motivi per amare Torino

 

BUONGIORNO!

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Le Cirque de la Lune, Teresa Zanetti, 2018

 

Bene, sei entrato nel cuore
Però ci vuoi abitare
Mi chiedi il permesso
Ed io non so che dire
Premetto che prima alla parola “amore”, tremavo

Ora che vivo la storia più libera del mondo
Che sento nell’aria il bene più profondo
A volte ho paura che crolli tutto quanto

Non è razionale, non lo puoi spiegare
Tremano le gambe mentre ride il cuore
Chiudi la finestra, che c’è troppo sole anche quando piove
Anche quando piove

Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
Un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome
Meraviglioso amore mio
Bisogna averne cura
Stringiti forte su di me
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai

Bene, facciamo progetti per questa nostra vita
Che ha tanti difetti e a volte va in salita
Ma in due la fatica diventa circostanza

Non è razionale, non lo puoi spiegare
Tremano le gambe mentre grida il cuore
Chiudi la finestra, che c’è troppo sole anche quando piove
Anche quando piove

Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
Un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome
Meraviglioso amore mio
Bisogna averne cura
Stringiti forte su di me
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai

Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
Un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome
Meraviglioso amore mio
Bisogna averne cura
Stringiti forte su di me
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai

Meraviglioso amore mio, Giuseppe Anastasi

 

BUONGIORNO!

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Angel&Devil, Oliviero Toscani, 1991

5 – Etnocentrismo

Un giorno, in classe, durante un incontro sull’interculturalità, chiesi ai ragazzi di darmi una definizione del termine “razzismo”.

Subito il più sveglio esclamò:

“Il razzista è il bianco che non ama il nero!”

“Bene!” dissi. “E il nero che non ama il bianco?”

Mi guardarono tutti stupiti e increduli …

ImbaRazzismi, Kossi Komla-Ebri

AL CINEMA! Hotel Gagarin

Hotel Gagarin, la locandina
Hotel Gagarin, Simone Spada, 2018

Sergio: “Che cosa stai facendo?”

Elio: “Dipingo un cielo. Grande.”

Sergio: “E a che serve?”

Elio: “Non lo so.”

Sergio: “Mi sa che ti aiuto”

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Che ci fanno in un campo innevato nel cuore dell’Armenia, e per di più coi fucili spianati contro, un prof. di lettere perdutamente innamorato del cinema, una prostituta romana, un’enigmatica Russa, un elettricista di mezza età, un’autista (sì è corretto l’apostrofo, è una ragazza, l’autista) incallita fumatrice e incinta, un fotografo perennemente mezzo fatto?

Bisogna risalire a qualche settimana prima, a un politico maneggione, a un faccendiere suo amico mezzo disperato, a un fondo per la cultura erogato dall’Unione Europea e all’intenzione di appropriarsene a fini del tutto personali (e ben poco culturali).

Il prof. Speranza, alla ricerca delle sue origini armene, ha scritto la sceneggiatura di un film che proprio in Armenia si svolge e che non interesserebbe nessuno se un faccendiere senza scrupoli non venisse contattato da un amico politico che gli comunica l’erogazione di un fondo per sovvenzionare la produzione di un film, che sia un’opera prima di un illustre sconosciuto. Lo aiuta nell’impresa l’enigmatica Valeria (davvero brava Barbora Bobulova) che riesce a mettere insieme una troupe scalcagnata.

Partono e, una volta arrivati a destinazione, scoppia la guerra, l’ambasciata viene chiusa e scoprono che il finanziatore è scappato coi soldi.

Potrebbe essere l’inizio di una tragedia, e invece, costretti al confronto con se stessi, i nostri disperati scoprono che quell’improvvisa sterzata della vita può essere l’occasione giusta per cambiare.

 

Un cast in cui ciascun attore ha trovato il suo posto. Lieve e poetico, questo film che ci ricorda l’importanza di cominciare a smettere di sognare i propri sogni, per iniziare a realizzarli.

 

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Virgil: “Il cinema è la fabbrica dei sogni. Lei, sogna molto?”

Nicola Speranza: “Molto”