BUONGIORNO! a mio padre

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Thomas Ashby, Fotografie 1906-1912

Premetto che sono un Sardo di Barbagia. Il che sembrerà capzioso e, di fatto, lo è: capziosità una certa cavillosità sono caratteristiche salienti del Sardo di Barbagia. A noi le i senza puntino non ci piacciono proprio, anzi quando è possibile di puntini ne mettiamo due o tre, e aperta parentesi, e eccetera eccetera, e così via. Questo perché, se il Barbaricino non ha esattamente chiaro quello che è, ha invece perfettamente stampato a fuoco dentro di sé quello che non è. Per esempio: il Sardo Barbaricino capisce di essere sardo, cioè di far parte di un territorio definito, solo quando ha varcato il mare. Finché non c’è mare, non c’è Sardegna che tenga. Mi spingerei a dire che finché non c’è il mare non c’è nemmeno Barbagia che tenga. Il frazionamento, la messa in piega, il “Particolare”, arrivano a definire l’indefinibile in maniera entomologica: barbaricino, certo, poniamo di Nuoro, poniamo della zona di San Pietro, poniamo della zona del Rosario, poniamo del cortile tal dei tali e via così. E poi: figlio di, nipote di, fratello, o sorella di … eccetera. Ogni barbaricino è un albero genealogico vivente che ha una posizione e una tassonomia precisissime; è lui, ma quello che è dipende dalla perfezione della sua collocazione nell’universo locale.

Marcello Fois, in Sardegna non c’è il mare, Laterza 2008