Buongiorno!

astratto
Teresa Zanetti, 2013

 

Sardegna come un’infanzia
(versi sparsi la notte)

Lune zincate da
nuvole intrappolate in
reti traboccanti
farfalle.

Danze tribali di
grilli destate da
frenetici friniti
notturni.

Poesie balbettate da
amanti impotenti, le
dita affondate in
dune corrose.

Corrusche schegge di
mare
barbagli infiniti.
Cangianti.
Teresa Zanetti, 6 aprile 2019

 

Al cinema! L’uomo che comprò la luna di Paolo Zucca

L’uomo che comprò la luna, Paolo Zucca, 2018

Ironico (sardonico?), onirico, poetico, stravagante, folle, divertente, straziante, visionario …

Un omaggio d’amore alla Sardegna.

E più ancora alla “Sarditas”. Quel concentrato di ruvidità, onore, malinconia, attaccamento alla propria terra, timidezza, ostinazione, generosità, risolutezza, forza, sagacia fulminea … che ci fa capire immediatamente di fronte a chi ci troviamo, quando incontriamo un Sardo.

E parlo per esperienza diretta.

Pannofino e Fresi sono Lino e Pino, o Nino e Dino, o Fino e Gino … La più improbabile coppia di gatto&volpe che si possa immaginare. Agenti segreti, tanto prolisso e inconcludente uno (Fresi), quanto sbrigativo e decisionista l’altro (Pannofino).

Devono trovare immediatamente qualcuno da mandare in Sardegna perché c’è chi ha reclamato il suo diritto di proprietà sulla Luna, gettando nel panico i capi delle Nazioni.

Kevin Pirelli (Jacopo Cullin) è alto 1,88m, è biondo (biondo?), parla con uno spiccato accento lombardo ed è il più imbranato e sprovveduto tra tutti gli appartenenti ai corpi militari speciali.

Però sulle sue note caratteristiche è scritto che conosce il Sardo. Sa Limba.

Va da sé che è lui il giusto candidato alla missione speciale.

Addestrato da un Benito Urgu, riflessivo e al contempo esilarante maestro Jedi, il nostro giovane Kevin riscoprirà le sue origini negate.

Di rara potenza ed emozione la scena di Angela Molina, meravigliosa Jana, che fa sorgere la Luna dal monte al suono delle launneddas.

Poetica e bellissima la passeggiata di Kevin sulla luna insieme al nonno e al suo Mentore per incontrare tutti i grandi sardi, dal piccolo Gramsci che combatté contro il fascismo al soldato Amsichora che guidò la rivolta contro i Romani, passando per Eleonora, la Giudicessa d’Arborea che ben prima di qualsiasi costituzione moderna, aveva stabilito l’uguaglianza di tutti, uomini e donne, di fronte alla legge.

Caldamente consigliato a tutti, Sardi e non, quelli che hanno un cuore.

Vi regalo l’Ave Maria in Sardo del coro Tenores di Bitti, che nonostante le tante versioni, resta la mia preferita, perché è quella della mia infanzia.

BUONGIORNO! a mio padre

thomasashby-1906-12
Thomas Ashby, Fotografie 1906-1912

Premetto che sono un Sardo di Barbagia. Il che sembrerà capzioso e, di fatto, lo è: capziosità una certa cavillosità sono caratteristiche salienti del Sardo di Barbagia. A noi le i senza puntino non ci piacciono proprio, anzi quando è possibile di puntini ne mettiamo due o tre, e aperta parentesi, e eccetera eccetera, e così via. Questo perché, se il Barbaricino non ha esattamente chiaro quello che è, ha invece perfettamente stampato a fuoco dentro di sé quello che non è. Per esempio: il Sardo Barbaricino capisce di essere sardo, cioè di far parte di un territorio definito, solo quando ha varcato il mare. Finché non c’è mare, non c’è Sardegna che tenga. Mi spingerei a dire che finché non c’è il mare non c’è nemmeno Barbagia che tenga. Il frazionamento, la messa in piega, il “Particolare”, arrivano a definire l’indefinibile in maniera entomologica: barbaricino, certo, poniamo di Nuoro, poniamo della zona di San Pietro, poniamo della zona del Rosario, poniamo del cortile tal dei tali e via così. E poi: figlio di, nipote di, fratello, o sorella di … eccetera. Ogni barbaricino è un albero genealogico vivente che ha una posizione e una tassonomia precisissime; è lui, ma quello che è dipende dalla perfezione della sua collocazione nell’universo locale.

Marcello Fois, in Sardegna non c’è il mare, Laterza 2008