Ricordi
l’orologio in cucina
schioccava
inesorabili i secondi
di fòrmica e minuzzoli
in metallo e la lancetta
rimbalzava nel quadrante
e non andava avanti
dal profondo
del tempo che non scorre
nella palude dov’eri
intrappolata e il mostro
ti consumava dentro e
ti si stringeva attorno
E io seduta
tenendoti la mano
sul bordo del tuo letto
fissavo la lampadina
fioca sul comodino
delle cinque di una sera
d’inverno
mentre tu tremavi tutta
di un terrore
che non aveva ragione di esserti compagno
E poi girare
come trottole
impazzite
dappertutto nelle stanze
a guardare
dentro i mobili e i cassetti
e persino sotto il letto
come bambini
che per andare a nanna
voglion stare insieme
a mamma ed esser certi
che non ci siano i mostri
della notte pronti
a saltargli addosso
e a fargli male
Ma il mostro invece
tu ce l’avevi dentro
e ti corrodeva il cuore
