Giugno

Se dovessi ora dire i tuoi occhi
direi bosco
quando è agosto e ti immergi
nel folto del muschio
odoroso
cercandone il fresco

E se poi la tua bocca dovessi indicare
con le dita esitanti spiccherei le ciliegie
dai rami più alti
per portare alle labbra
il loro rosso più dolce
screziato di asprigno

Il tuo volto, il tuo collo solcati di strade
che han portato il dolore e la gioia
mi ricordano i kintsugi più rari
di maestri che sanno vedere
che c'è l'oro
nelle crepe più scure.

Le mie mani si immergono
lievi in quei prati
che timidi scopro

Sul tuo petto ora poso l'orecchio
e lì resto ed ascolto
il tuo cuore che canta sommesso
parole che solo io sento.

Le tue braccia mi accolgono
calde e mi aspettano
ogni volta che parto
per foreste
in cui rischio
di perder la via del ritorno.

Il tuo sorriso
è un amore nomade.

Pensieri

Ci riconosceremo ancora
nei nostri corpi invecchiati
quando il tempo ci avrà scavato
le carni e le nostre labbra
saranno lombrichi trafitti
da punti esclamativi?
E i nostri occhi
intrecciati in tele di ragno
conserveranno la limpidezza
e la luce di un giorno?
O il velo che sugli occhi
di molti si posa
renderà anche a noi
più sopportabile una realtà
che sempre più fatichiamo
a capire?
Ci riconosceremo ancora
guardandoci allo specchio
o la nostra mente ci farà lo scherzo e il regalo
di cancellare quel che è stato,
gli anni trascorsi e le cose vissute,
quelli che abbiamo amato e
ciò che siamo stati...
A che punto è
il confine oltre il quale
si spera la morte?