Giorni strani
dicevo
e case da smontare.
La morte che aleggia
tutto intorno.
È quell’insetto preso
nella ragnatela
È questo senso immobile
del tempo.
Mi accosto
con rispetto
alle tue cose e sento
che non avrei il diritto
di toccarle.
Aprire i vecchi armadi
e ritrovarti
nel modo di piegare
un fazzoletto o di lasciare
avvolta su se stessa
una collana di corallo
così
distrattamente
in fondo
ad un cassetto con una cartolina
di settant’anni fa
che nemmeno era per te
insieme ad una pompa
di bicicletta
vecchia di ottone
ormai brunito
e un mozzicone di candela.
X

Strani giorni
di case
da smontare
Pensieri sparsi
Penso che George Clooney dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di candidarsi alle prossime presidenziali USA.
Né con i democratici, né con i repubblicani, ma con un partito tutto suo.
Non sto scherzando.
IX
Dei primi tempi
in cui ti sei ammalata
ricordo la speranza
che guarissi presto
e il far le cose
in fretta e trattenendo il fiato
come in apnea
se corri i cento metri
o sotto l’acqua
quando tocchi il fondo
e batti con i piedi
dandoti la spinta
e poi risali
mentre ti conti mentalmente il tempo
con l’urgenza
di riemergere dal mare.
E non è stato facile
capire ch’era la maratona invece
la gara a cui eravamo iscritti
e il tempo che passava e non cambiava
di una virgola
lo stato delle cose
e tu soffrivi
e noi
non sapevamo più che fare.
VIII
Gli anni
che mi hai preso
e che ti ho dato
me li porto addosso
nelle rughe sul mio viso
o nella piega quasi triste
che prende
a volte il mio sorriso quando
penso a quel che siamo state.
Pure i vestiti che indossavi
li ho scelti tutti io
durante questi anni
persino quelli che portavi
nell’ultimo passaggio.
Ti ho fatto una carezza
sulle mani
così affilate
e ceree
immobili e composte.
Così fredde.
E abbiam dimenticato
di metterti
intrecciato tra le dita
quel simbolo di chiesa
che a tutti fa da viatico
qualora mai
di là ci fosse un dio.
