Al cinema! Il ritratto negato. Andrzej Wajda

Powidoki – Il ritratto negato. Andrzej Wajda, 2016

 

Che cosa resta dell’arte se non le si permette di esprimersi in tutta la sua forza visionaria e orientata verso la fantasia e il futuro?

L’arte sovietica e comunista degli anni Cinquanta del secolo scorso assomiglia sinistramente a quella propagandata dalla Germania nazista pochi decenni prima.

Perché le dittature sono ossessionate e terrorizzate dalla potenza dell’immaginazione e quindi tutto ciò che la celebra è degenerato e va soppresso.

Strzeminski continua a dipingere. Anche se la Prima Guerra Mondiale gli ha portato via un braccio e una gamba, anche se il comunismo tenta di portargli via ogni residua possibilità di vivere, ad eccezione della vita. In un crescendo di divieti e di privazioni, resiste senza mai perdere la dignità, nemmeno quando è costretto a leccare il fondo della minestra rimasto sul piatto e a mandare la figlia in orfanotrofio per garantirle un pasto e un tetto.

Il testamento di Wajda si apre e si chiude con due metafore del colore che rappresentano i due atti supremi dell’uomo quando si tenta di annientarlo: la resistenza e la ribellione. L’ombra rossa del comunismo, sotto forma di gigantografia di Stalin, si stende sul quadro che sta nascendo sulla tela e l’artista la squarcia con la sua stampella; i fiori bianchi che immerge nel colore blu per portarli sulla tomba della moglie (la scultrice Katarzyna Kobro) come ultimo gesto.

E sullo sfondo le sue teorie sull’atto del guardare, sull’immagine residua, sul dovere di scegliere.

Un film immenso.

 

BUONGIORNO!

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Cristo e l’Adultera, Han Van Meegeren, 1940 circa

 

… l’angustiava, in quei giorni, la lettera della Sacra Congregazione Concistoriale inviata agli Eccellentissimi Ordinari d’Italia. Datata 31 marzo 1947, protocollo n. 216/45, firmata dal cardinale Rossi, la lettera diceva:

Eccellenza Reverendissima,

Già due volte nell’anno 1945 questa Sacra Congregazione per Augusto mandato si rivolse agli Ecc.mi Ordinari d’Italia per richiamare – se pur ve ne fosse bisogno – la Loro attenzione sul dovere pastorale di istruire i fedeli in occasione ed in prossimità di particolari eventi dai quali dipendevano le sorti del Paese nell’ordine, sovratutto, morale e sociale.

Sa bene questa Sacra Congrezione come gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi adempirono i doveri del Loro sacro ministero, istruendo in omni patientia et doctrina, e come poterono così conseguire, in genere, consolanti resultati; è pur sicura questa medesima S. Congregazione che al rinnovarsi delle circostanze gli stessi Ecc.mi Presuli ripeteranno, in tempo opportuno, e continuando sine intermissione, i Loro solerti insegnamenti; pur nonostante, questo Sacro Dicastero vuole ancora ripetere, confortato dalla Superiore approvazione, essere necessario impartire ai fedeli, chiaramente e ripetutamente, sia che si tratti di elezioni politiche o di elezioni amministrative, di elezioni nazionali o di elezioni regionali, le seguenti norme:

1) In considerazione dei pericoli, ai quali sono esposti la religione e il bene pubblico, e la cui gravità esige la collaborazione concorde degli onesti, tutti coloro, che hanno diritto di voto, di qualsiasi condizione, sesso od età, senza alcuna eccezione, e perciò anche se professano un particolare religioso tenor di vita, sono in coscienza strettamente e gravemente obbligati a far uso di quel diritto.

2) I Cattolici possono dare il loro voto soltanto a quei candidati o a quelle liste di candidati, di cui si ha la certezza che rispetteranno e difenderanno l’osservnza della legge divina e i diritti della religione e della Chiesa nella vita privata e pubblica …

Leonardo Sciascia, Dalle parti degli infedeli