BUONGIORNO!

… una pratica sovversiva diventava una corrente artistica. Una corrente artistica, va detto, che mettendo in forma attuale quella critica al concetto di originale, faceva del dibattito sull’autorialità e sulla figura dell’autore la sua raison d’être. Sherrie Levine lo diceva a gran voce: “Possiamo solo imitare i gesti che sono sempre anteriori, mai originali … Il significato di un’immagine non sta nella sua origine ma nella sua destinazione. Bisogna lasciare campo libero alla nascita dello spettatore a costo della morte dell’artista”. E’ vero però che l’appropriazione si poteva praticare con differenti metodi e a diversi livelli. Per fare un esempio, prendiamo l’opera di Edward Weston, i suoi nudi marmorei e le sue sensuali nature morte. Robert Mapplethorpe fagocita il suo stile, la luce, l’approccio erotico. Sherrie Levine, invece, riproduce direttamente alcune opere di Weston che, in quanto immagini oggetto, vanno a ingrossare le fila del fotografabile. Sebbene con gradi differenti, in entrambe i casi si ha un’usurpazione del ruolo dell’autore e uno spossessamento artistico …

Joan Fontcuberta, La Furia delle Immagini, Einaudi, 2018

BUONGIORNO!

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Pepper n. 30, Edward Weston, 1930

 

La fine del mondo è speranza in un disegno, in un codice già scritto nella storia, da decifrare nel libro delle Scritture o nel gran libro della natura. In quel 21 dicembre 2012 e nell’ansia del suo esito si nasconde allora il nostro rifiuto psicologico dell’ipotesi che, forse, il cosmo non abbia alcun senso né alcuna direzione e che “noi umani abitiamo questo pianeta senza una ragione specifica né uno scopo stabilito dalla natura” (Gould 1999, 44). Una natura che forse non è in attesa di alcuna redenzione, ma è aggrappata alla sua autoconservazione, alla perpetuazione dell’imperativo vivere e di trasmettere la propria eredità. Refrattari a convincerci – come invece lo era l’ignoto estensore del Qohelet tra il IV e il III secolo a.c. – che sotto il sole non è “degli agili la corsa, né dei forti la guerra e neppure dei sapienti il pane e degli accorti la ricchezza, perché il tempo e il caso raggiungono tutti” (9, 11). Nessuno ha saputo dirlo meglio di Leopardi nelle Operette morali , in quel Dialogo della natura e di un Islandese in cui la prima, matrigna e indifferente, apostrofa così il secondo “Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? … Se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei”.

La fine del mondo – Guida per apocalittici perplessi, Telmo Pievani