Dei primi tempi
in cui ti sei ammalata
ricordo la speranza
che guarissi presto
e il far le cose
in fretta e trattenendo il fiato
come in apnea
se corri i cento metri
o sotto l’acqua
quando tocchi il fondo
e batti con i piedi
dandoti la spinta
e poi risali
mentre ti conti mentalmente il tempo
con l’urgenza
di riemergere dal mare.
E non è stato facile
capire ch’era la maratona invece
la gara a cui eravamo iscritti
e il tempo che passava e non cambiava
di una virgola
lo stato delle cose
e tu soffrivi
e noi
non sapevamo più che fare.
