IX

Dei primi tempi
in cui ti sei ammalata
ricordo la speranza
che guarissi presto
e il far le cose
in fretta e trattenendo il fiato
come in apnea
se corri i cento metri
o sotto l’acqua
quando tocchi il fondo
e batti con i piedi
dandoti la spinta
e poi risali
mentre ti conti mentalmente il tempo
con l’urgenza
di riemergere dal mare.


E non è stato facile
capire ch’era la maratona invece
la gara a cui eravamo iscritti
e il tempo che passava e non cambiava
di una virgola
lo stato delle cose
e tu soffrivi
e noi
non sapevamo più che fare.

VIII

Gli anni
che mi hai preso
e che ti ho dato
me li porto addosso
nelle rughe sul mio viso
o nella piega quasi triste
che prende
a volte il mio sorriso quando
penso a quel che siamo state.

Pure i vestiti che indossavi
li ho scelti tutti io
durante questi anni
persino quelli che portavi
nell’ultimo passaggio.

Ti ho fatto una carezza
sulle mani
così affilate
e ceree
immobili e composte.
Così fredde.

E abbiam dimenticato
di metterti
intrecciato tra le dita
quel simbolo di chiesa
che a tutti fa da viatico
qualora mai
di là ci fosse un dio.