BUONGIORNO!

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Garry Winogrand, Monkeys

Immaginate di svegliarvi improvvisamente, una notte, e di trovarvi in piedi al centro di una stanza completamente buia. Avete gli occhi sbarrati, ma non riuscite a cogliere il benché minimo spiraglio di luce. Cosa fate?

Ormai ho fatto questa domanda a moltissime persone e le risposte sono più o meno analoghe “Cercherei un porta” “Cerco una finestra” “L’interruttore della luce!”.

Tutti quindi, ovviamente, a passi incerti, con le mani protese davanti a noi ci metteremmo alla ricerca di un muro, sul quale tutte queste cose sono abitualmente collocate. E se non lo trovassimo? Se le nostre mani continuassero a restar protese nel buio e i nostri piedi ad avanzare senza che nessun ostacolo ci desse modo di stimolare il nostro senso dell’orientamento e di sedare l’ansia, che ormai comincerebbe a far tremare le ginocchia e a rendere difficoltosa la respirazione? Io credo che dopo un po’ sarebbe il panico, io credo che, abbandonata la prudenza, cominceremmo a correre in tutte le direzioni e forse anche a piangere, e forse ad urlare, invocando che quest’incubo tremendo avesse fine…

Se siete riusciti ad entrare emotivamente in questo stato d’animo, potete capire perfettamente la situazione psicologica di un bambino che venga allevato senza regole, ossia senza scontrarsi mai con dei muri che gli permettano di costruirsi un adeguato senso dell’orientamento per muoversi nella vita. Potete capire la sua angoscia, la sua insaziabilità … Chiedere, chiedere, chiedere sempre di più, a volte chiedere le cose più strane rappresenta, per stare nell’esempio del sogno, il correre per trovare un muro di riferimento.

E’ paradossale, lo so, ma il bambino chiede per vedere quando, finalmente, riuscirà ad ottenere un “NO!”.

Quello sarebbe il primo mattone del primo muro sul quale costruire la sua casa.

Giuliana Ukmar, Se mi vuoi bene, dimmi di no

 

BUONGIORNO!

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Public Relations, Garry Winogrand, 1977

Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all’epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a football, Jem non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po’ più corto del destro; in piedi o camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla: gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere la palla al volo.

Il Buio oltre la siepe, Harper Lee, 1960

 

BUONGIORNO!

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The Football Game, Austin, Texas, Garry Winogrand, 1974

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Jànacek. Non esattamente la musica più adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l’autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. L’uomo, di mezza età, era impegnato a guardare in silenzio la fila interminabile di auto che aveva davanti, come un pescatore provetto che, ritto a prua, scruta un minaccioso gorgo di correnti. Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente socchiusi, ascoltava la musica.

Quante persone ci saranno al mondo che, sentendo l’attacco della Sinfonietta di Jànacek, possono dire con sicurezza che si tratta proprio della Sinfonietta di Jànacek? La risposta potrebbe variare tra “pochissimi” e “quasi nessuno”. Eppure, per qualche ragione, Aomame era in grado di riconoscerla.

Janacek aveva composto quella piccola sinfonia nel 1926. Il tema iniziale era stato scritto come fanfara per una grande manifestazione sportiva. Aomame provò a immaginarsi la Cecoslovacchia nel 1926. I suoi abitanti, dopo la fine della Prima guerra mondiale e la liberazione dal lungo dominio asburgico, si godevano la pace temporanea che aveva visitato l’Europa centrale, bevendo birra Pilsner nei caffè, e producendo mitragliatrici belle e potenti. Due anni prima si era spento, ignorato dal mondo, Franz Kafka. Presto, non si sa bene da dove, sarebbe comparso Hitler, e in un attimo avrebbe divorato quel paese bello e accogliente, ma allora nessuno sapeva che sarebbe accaduta una cosa tanto terribile. Forse la frase più importante che la storia insegni agli uomini è “A quel tempo nessuno sapeva ciò che sarebbe accaduto”. Ascoltando la musica, Aomame immaginava il vento che attraversava dolcemente le pianure della Boemia, e pensava agli eventi della storia.

Nel 1926 era morto l’imperatore Taisho, e aveva avuto inizio l’era Showa. Anche in Giappone stava per cominciare una fase buia e odiosa. Finiva il breve interludio del modernismo e della democrazia, e il fascismo acquistava potere.

Murakami Haruki, 1Q84