BUONGIORNO!

spazzatura creativa
Arman, Accumulazioni – Poubelle d’Atelier

Usando un cacciavite e un martello, distrusse la serratura ed entrò nell’appartamento. Poi avvolse la mazza in un asciugamano e, facendo attenzione a non fare troppo rumore, colpì e distrusse tutto ciò che si trovava nell’alloggio. Tutte le cose che si potevano distruggere le fece a pezzi, senza risparmiare nulla: dal televisore al lume, dall’orologio ai dischi, dal tostapane al vaso di fiori. COn le forbici recise il filo del telefono. Ai libri stacco il dorso e li fece a pezzi, svuotò dentifricio e crema da barba spargendoli sul tappeto. Sul letto versò della salsa. Fece a brandelli i quaderni che erano nei cassetti. Spezzò penne e matite. Ruppe tutte le lampadine. Con il coltello lacerò tende e cuscini. Con le forbici tagliò le camicie che erano nell’armadio. I cassetti che contenevano mutande e calzini li imbrattò completamente di ketchup. Stacco il fusibile dal frigorifero e lo gettò dalla finestra. Staccò il galleggiante dallo sciacquone del gabinetto e lo distrusse. Ruppe pure la cipolla della doccia. La devastazione fu meticolosa e completa.

 

Murakami Haruki, IQ84, 2009

 

BUONGIORNO!

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Aoyama, esterno notte, Lodovico Ludoni, 2017

Smisi di osservare la pioggia e mi voltai a guardare mia moglie. Di nuovo pensai che per sei anni avevo vissuto con lei sotto lo stesso tetto, ma non l’avevo mai capita. Allo stesso modo in cui la gente ogni sera guarda la luna, ma della luna non sa un bel niente.
Da parte mia, ho solo una richiesta, – le dissi alla fine. – Se accetti, per il resto puoi fare come ti pare.
– Sì?
– Sarò io a lasciare questa casa. E oggi stesso. Vorrei che tu restassi qui.
– Oggi stesso? – mi domandò mia moglie sorpresa.
– Be’, prima è, meglio è. No?
Ci pensò un po’ su.
– Se è quello che desideri …
– E’ quello che desidero. E non voglio altro.
Era veramente ciò che volevo. Tutto era meglio che essere lasciato solo in quel posto che ormai sembrava un miserabile relitto, in quella fredda pioggia di marzo.
Murakami Haruki, L’assassinio del commendatore

 

BUONGIORNO!

a
Blue Details, Teresa Zanetti, 2016

 

La musica di Chet Baker aveva un inconfondibile profumo di giovinezza. Molti sono i musicisti che hanno impresso il loro nome sulla scena del jazz, ma chi altri ci ha fatto sentire con tanta intensità il soffio della primavera della vita?

Nel suo modo di suonare c’era qualcosa che faceva nascere in petto un ineffabile, lancinante dolore, delle immagini e dei paesaggi mentali che soltanto la qualità del suo suono e del suo fraseggiare sapevano trasmettere…

Murakami Haruki – Wada Makoto, Ritratti in jazz

 

BUONGIORNO!

baustelle

 

– Stiamo morendo di fame, – dissi al padrone. Il coltello lo tenevo sempre nascosto dietro la schiena. – Ma non abbiamo un soldo.

– Ho capito … – fece il padrone annuendo.

Sul bancone era posato un tronchesino per le unghie. Il mio amico e io non staccavamo gli occhi da quell’arnese: era enorme, avrebbe tagliato le unghie di un avvoltoio. Un oggetto ideato per fare qualche brutto scherzo, di sicuro.

– Be’, se avete tanta fame qui c’è pane di tutti i tipi.

– Sì, ma non abbiamo soldi.

– Ho sentito, – disse il padrone con aria annoiata. – Non è necessario che mi paghiate, potete mangiare tutto il pane che volete.

Di nuovo guardai il tronchesino.

– Sono stato chiaro? Siamo qui per commettere un reato.

– Sì, sì …

– Quindi non accettiamo elemosine da un estraneo.

– D’accordo.

– Parlo sul serio.

-Ho capito, – disse di nuovo il padrone annuendo. – Allora facciamo così. Voi prendete tutto il pane che volete, e io vi lancio una maledizione. Vi va bene?

– Una maledizione? Tipo quale?

– Be’, una maledizione non è mai qualcosa di preciso. Non è mica come l’orario dell’autobus!

Murakami Haruki, Gli assalti alle panetterie

 

BUONGIORNO!

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The Football Game, Austin, Texas, Garry Winogrand, 1974

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Jànacek. Non esattamente la musica più adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l’autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. L’uomo, di mezza età, era impegnato a guardare in silenzio la fila interminabile di auto che aveva davanti, come un pescatore provetto che, ritto a prua, scruta un minaccioso gorgo di correnti. Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente socchiusi, ascoltava la musica.

Quante persone ci saranno al mondo che, sentendo l’attacco della Sinfonietta di Jànacek, possono dire con sicurezza che si tratta proprio della Sinfonietta di Jànacek? La risposta potrebbe variare tra “pochissimi” e “quasi nessuno”. Eppure, per qualche ragione, Aomame era in grado di riconoscerla.

Janacek aveva composto quella piccola sinfonia nel 1926. Il tema iniziale era stato scritto come fanfara per una grande manifestazione sportiva. Aomame provò a immaginarsi la Cecoslovacchia nel 1926. I suoi abitanti, dopo la fine della Prima guerra mondiale e la liberazione dal lungo dominio asburgico, si godevano la pace temporanea che aveva visitato l’Europa centrale, bevendo birra Pilsner nei caffè, e producendo mitragliatrici belle e potenti. Due anni prima si era spento, ignorato dal mondo, Franz Kafka. Presto, non si sa bene da dove, sarebbe comparso Hitler, e in un attimo avrebbe divorato quel paese bello e accogliente, ma allora nessuno sapeva che sarebbe accaduta una cosa tanto terribile. Forse la frase più importante che la storia insegni agli uomini è “A quel tempo nessuno sapeva ciò che sarebbe accaduto”. Ascoltando la musica, Aomame immaginava il vento che attraversava dolcemente le pianure della Boemia, e pensava agli eventi della storia.

Nel 1926 era morto l’imperatore Taisho, e aveva avuto inizio l’era Showa. Anche in Giappone stava per cominciare una fase buia e odiosa. Finiva il breve interludio del modernismo e della democrazia, e il fascismo acquistava potere.

Murakami Haruki, 1Q84