BUONGIORNO!

Luigi Ghirri
Luigi Ghirri, Viaggio in Italia, 1983

Ulisse arrivò al palazzo del Crepa e al Laocoonte masochista non solo puntuale, ma in anticipo. Girò un po’ intorno all’isolato, contando sedici bancomat e dodici scarpoteche. Rivide gli aperitivisti pietrificati davanti al bar. Poi notò in una bacheca “l’Organo”, giornale della sinistra storica. Una volta quella testata occhieggiava da vari portici di quella città, ora quello era l’unico esemplare rimasto, gli altri erano confinati in periferia. Le solite notizie. Bombardamenti e guerre accuratamente impari, asimmetrici e militarmente vili. Piccoli virus irridenti l’onniscienza umana. Nel secondo ventennio italico, il Duce e la sua pattuglia acrobatica di avvocati impegnati a schivare altri processi, manifestazioni operaie ovunque, economia al tracollo.
La resa dei conti, pensò, e cercò la sola notizia che veramente lo angustiava, cioè le condizioni del menisco di Mironi, ma la pagina sportiva non c’era, o meglio era rivolta contro il muro e le era stata preferita la cronaca cittadina. Dove spiccava, inattesa, la foto di Febo con la seguente didascalia.

Un nuovo presidente per i Giovani Imprenditori Celesti. Febo Pelagi aggiunge un altro successo alla sua rapida carriera politica. Il prossimo passo, secondo alcuni, potrebbe essere la candidatura parlamentare, nonché il consiglio di amministrazione del Crepa, una delle più grandi banche patrie, a fianco del discusso cavalier Forco, di cui è pupillo.
Stefano Benni, Achille Piè Veloce, 2003

 

BUONGIORNO!

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Luigi Ghirri, Amsterdam, 1981

 

Dicono gli Atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto di isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è mischiato, cangiante, contraddittorio, come nel più composito dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle.

Vi è la Sicilia verde del carrubo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava. Vi è una Sicilia “babba”, cioè mite fino a sembrare stupida. una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale. Una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliante delirio…

La luce e il Lutto, Gesualdo Bufalino