Al cinema! Dolor y gloria. Pedro Almodóvar

Dolor y Gloria, Pedro Almodóvar, 2019

Salvador è un regista in crisi: depresso e fissato, trascorre le sue giornate fra medicinali per ogni genere di malattia e le opere d’arte di cui la sua casa museo straripa, unici compagni in grado di dargli sollievo dal male di vivere.

Le celebrazioni per l’anniversario dell’uscita del suo più celebre (e da lui rinnegato) film sono l’occasione per cercare di mettere nuovamente il naso fuori di casa e riallacciare quei rapporti umani

Quanto ci sia di Almodóvar in questo dolore che è fisico, ma nasce dall’anima, e in questa gloria che è amata e rifuggita a un tempo, è presto detto: tutto.

Con coraggio, una parola che deriva da cuore, non dimentichiamolo, e leggerezza e con l’ironia sottile che pervade ogni suo lavoro, il regista si racconta. L’omosessualità, l’ipocondria, la dipendenza dai farmaci, la depressione, il difficile rapporto con il successo, la morte mai superata della madre …

Ogni cosa è messa sul piatto, con delicatezza, senza sentimentalismi, né autocommiserazione, in questa danza delle cose perdute, dall’infanzia povera ma felice, alla creatività inarrestabile, passando per l’amore della vita.

Il cerchio si chiude quando finalmente Salvador ritrova se stesso bambino in un acquerello dipinto da un giovane imbianchino cui aveva insegnato a leggere e a scrivere.

Con Julieta Serrano e Penelope Cruz, le sue due attrici-musa, a fargli da madre e Antonio Banderas, fedelissimo alter ego, cui affidare il proprio sentire senza timore di venir frainteso. E in sottofondo la voce cristallina di mina a far da colonna sonora.

 

 

 

BUONGIORNO!

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Anne Geddes

 

Perché si chiamino crescioni e non tortelli di spinaci, vattelapesca. So che si lessano degli spinaci, secondo l’uso comune, cioè senz’acqua e, spremuti bene, si mettono, tagliati all’ingrosso, in umido, con un soffritto di olio, aglio, prezzemolo, sale e pepe; poi si aggraziano con un po’ di sapa e con uva secca, a cui siano stati levati gli acini. In mancanza della sapa e dell’uva secca, si supplisce con lo zucchero e l’uva passolina. Poi questi spinaci, così conditi, si chiudono nella pasta matta N. 153 intrisa con qualche goccia d’olio, tirata a sfoglia sottile e tagliata con un disco (…)

Questi dischi si piegano in due per far prender loro la forma di mezza luna, si stringe bene la piegatura e si friggono nell’olio. Servono come piatto di trasmesso.

Artusi, La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene

 

AL CINEMA! Ricomincio da noi

Ricomincio da noi (Finding your Feet – Everyone deserve a second Dance),

Richard Loncraine, 2017

 

Chissà poi perché “Finding your Feet” (che significa “cercando la tua strada”, “il tuo spazio – nel mondo”) è stato tradotto con “Ricomincio da noi”! Ma quello di inventare titoli cinematografici che nulla hanno a che fare con gli originali è un vizio tutto italiano. Forse chi decide pensa che non siamo in grado di capire…

Acc … Mi è partito un’altra volta l’embolo inverso della polemica!!!

Comunque … Commedia spiritosa sulla mezza (quasi terza?) età. Come arrivare alla pensione e scoprire che tuo marito ti tradisce da anni con la tua migliore amica, che detto tra noi è una volgarona colossale, mentre tu sei un donnino proprio a modo – così a modo che sei pure un po’ noiosa … e capire, grazie alla tua sorellona svitata (che se la spassa da tutta la vita, surfando da una buona causa a all’altra, da brava figlia dei fiori ormai settantenne) che in fondo non è questo dramma.

Anzi, arrivando a capire che, accidenti!, la vita senza schemi (e senza un marito pres-untuoso) è proprio una gran figata! (come direbbe la fantastica Bebe Vio, e se non la conoscete, correte a farvi una cultura!).

Timothy Spall e Imelda Staunton, tolte finalmente le vesti untuose dei maestri (cattivi o buoni?) di Harry Potter, insieme a Celia Imrie (che è un’immensa attrice, di teatro e di cinema, ma soprattutto di teatro, ma anche di cinema … inglese) sono tre vecchietti inarrestabili!

Spettacolare la scena romana sulle note di Tintarella di Luna.

E’ un film che consiglio con tutto il cuore, a chi è giovane (mio figlio diciassettenne lo ha adorato!), a chi ha la mia età e a chi è un po’ più avanti nella ricerca dei propri piedi!