
Strani giorni
di case
da smontare
theblondieinside

Strani giorni
di case
da smontare
Dei primi tempi
in cui ti sei ammalata
ricordo la speranza
che guarissi presto
e il far le cose
in fretta e trattenendo il fiato
come in apnea
se corri i cento metri
o sotto l’acqua
quando tocchi il fondo
e batti con i piedi
dandoti la spinta
e poi risali
mentre ti conti mentalmente il tempo
con l’urgenza
di riemergere dal mare.
E non è stato facile
capire ch’era la maratona invece
la gara a cui eravamo iscritti
e il tempo che passava e non cambiava
di una virgola
lo stato delle cose
e tu soffrivi
e noi
non sapevamo più che fare.
Gli anni
che mi hai preso
e che ti ho dato
me li porto addosso
nelle rughe sul mio viso
o nella piega quasi triste
che prende
a volte il mio sorriso quando
penso a quel che siamo state.
Pure i vestiti che indossavi
li ho scelti tutti io
durante questi anni
persino quelli che portavi
nell’ultimo passaggio.
Ti ho fatto una carezza
sulle mani
così affilate
e ceree
immobili e composte.
Così fredde.
E abbiam dimenticato
di metterti
intrecciato tra le dita
quel simbolo di chiesa
che a tutti fa da viatico
qualora mai
di là ci fosse un dio.
Invecchio
Mi si assottiglia
la pelle già sottile
dell’anima.
Tutto la può scorticare.
Torino, 13/09/2025
Arrivo a La Cambe
sul finire di agosto
sotto un cielo pesante
di nuvole
nere
e il vento dal mare
rabbrividisce le foglie
di giovani alberi
che stanno
all’intorno
Di tutte le immense
distese di uguali
che giacciono
eterni
qui in Normandia
è questa che mi ha fatto
più male
è questa che mi appare
più atroce
All’ingresso ti dicono
subito
quel che è
vietato
È vietato portare dei fiori
È vietato lasciar degli scritti
È vietato lasciar degli oggetti
Tutto è spoglio
e le lastre brutali
in cemento sono stese
ordinate per terra
in file
a perdita d’occhio
Sole si ergono
a gruppi di cinque
ogni tanto
schiere nere di croci
a interrompere il già macabro ritmo
Su ogni lastra sta scritto
con il nome e il cognome
con le date di nascita
e morte
“ein deutscher soldat”
E qualcuno era poco più che
un bambino
Sedici anni
Diciassette, diciotto
non ancora compiuti
Gli hanno dato un elmetto
e un fucile
una patacca di latta
appuntata sul petto
e la testa riempita
di mille stronzate
Li han mandati
a combattere al fronte
millantando promesse insensate
che sapevano
di non mantenere
a morir con infamia
una guerra già persa
dalla parte sbagliata della storia
Piove adesso
con gocce piccine
che picchiettano lente
sul prato