Sei scivolata via
la pioggia gentile
nella notte accarezza
le cose silenziosa
al mattino
tutto è luce
Tag: poesie
XIX
E restano ancora
piccole cose
che testimoniano
il tuo passaggio
un pantalone
di lana spessa
quel maglioncino
che tanto amavi
sento che questa
è l’ultima volta
che ci parliamo
attraverso il vetro
opaco e latteo
che ci fa distanti
due mondi diversi
tra vita e morte
il tuo passo lento
è solo un ricordo
che non risuona
più nelle stanze
l’ansia perenne
del tuo respiro
si è dileguata
come nel vento
la sedia vuota
nel corridoio
di un verde ormai
diventato triste
le tue pantofole
abbandonate
le medicine
da eliminare
piatti spaiati
qualche altra stoviglia
un pettinino
coi tuoi capelli
finito in fondo
a un armadio
in soggiorno
non si sa come
e nemmeno quando
carte confuse
fitte di note
della tua mano
tutta tremante
come il tracciato
di un cardiogramma
che solo il cuore
sa leggere ancora
e spero che adesso
tu sia leggera
come la vita
non ti è mai stata
Torino, 25-26 gennaio 2026
18 e 19 Dey 1404
Turbanti bianchi,
caffettani
e cuori neri
affamati di denaro
e di potere
si saziano col sangue
di chi chiede pane
e libertà
e osa protestare
con le palme
delle mani
vuote
rivolte verso il cielo
Mitragliatori
Attoniti guardiamo
immagini di morte
assistiamo
non sentiamo
l’odore della strage
il suono del massacro
ma urlano
i corpi martoriati
in cumuli ammassati
dentro a sacchi
come immonde spazzature
che faticano a filtrare
dalla cortina che ormai
si è fatta spessa del vetro
dello smartphone
zittito dal nemico
Urla di morte
deflagrano di notte
Idranti
Per ripulir le strade
Lavare via la vita
dei caduti
Ho perso
quasi tutte le parole
per dire
quel che penso
e quel che vedo
Di un mondo
che ogni giorno
mi appare
sempre più
privo di senso
Le lacrime
non bastano
a raccontar l’orrore
XVIII
Ti ho sognata
la notte scorsa
avevi freddo
ed era estate
e io cercavo di coprirti
con strani scialli
e un vecchio golfino
Stavi in poltrona
accartocciata
come minuscola
foglia esausta
Avevi fame
e ti davo pane
e olive verdi
grandi e polpose
Non c’era cibo
che ti saziasse
ed anche i panni
che ti mettevo
non riscaldavano
la tua carne.
XIV
E tenerezze inattese
delle tue mani
sempre calde
che r-accoglievano le mie,
sempre gelate,
frizionandole
mentre cantavi
con la tua voce tremula
“che gelida manina”
e insieme sorridevamo poi
serene
per qualche istante.
