18 e 19 Dey 1404

Turbanti bianchi,
caffettani
e cuori neri
affamati di denaro
e di potere
si saziano col sangue
di chi chiede pane
e libertà
e osa protestare
con le palme
delle mani
vuote
rivolte verso il cielo

Mitragliatori

Attoniti guardiamo
immagini di morte
assistiamo
non sentiamo
l’odore della strage
il suono del massacro
ma urlano
i corpi martoriati
in cumuli ammassati
dentro a sacchi
come immonde spazzature
che faticano a filtrare
dalla cortina che ormai
si è fatta spessa del vetro
dello smartphone
zittito dal nemico

Urla di morte
deflagrano di notte

Idranti
Per ripulir le strade
Lavare via la vita
dei caduti


Ho perso
quasi tutte le parole
per dire
quel che penso
e quel che vedo
Di un mondo
che ogni giorno
mi appare
sempre più
privo di senso

Le lacrime
non bastano
a raccontar l’orrore

XIII

A poco a poco
si andava dissolvendo
la tua mente
lasciando intatti
frammenti d’ansia e angosce
soffuse nella nebbia
spessa
come una nuvola
di latte che si spande
dentro al tè rovente.

Insieme, ti restava
una capacità di conto
e ferrea matematica
di logica geniale
che mi sorprendeva sempre
poi le preghiere tutte
a memoria
come la messa
che sapevi ancora recitare tutta intera
con le domande
e le risposte
del prete e dei fedeli
in latino o in italiano
come una cantilena
che imparata da bambini
mai si scorda.

Ma le parole
quelle per indicare il mondo
che ti circondava
quelle no
non ce le avevi
ed inciampava la tua bocca
in frasi che iniziavi
mille volte e non finivi
perché per strada tu
te le perdevi e si vedeva
la fatica
insieme alla disperazione
di non riuscire a dire
quello che sentivi
o che desideravi.
Lo sforzo
che ti increspava gli occhi
ti corrugava il volto
e il collo che esaltava
le sue vene
e più non respiravi
trattenevi il fiato
come si fa sott’acqua
diventavi tutta rossa
poi esplodevi
in un rantolo di resa
e con lo sguardo tu
mi interrogavi
nella speranza che capissi.

Capirti.
È stata questa
forse
la mia vera lotta.

XII

Facevo la spesa
l’altra mattina
e mentre compravo
la frutta al mercato
pensavo a che cosa
ti sarebbe piaciuto
mangiare per pranzo
domenica o a cena
il sabato sera.

Si configgono con forza
le abitudini
nella mente della gente
e scardinarle non è certo
un affare di pochi giorni.

Come un fulmine
che attraversa in un istante
la notte e la rischiara
mi dico che oramai
son mesi
che sei morta
e non c’è più alcun pasto
da prepararti
per il fine settimana

Ma ancora mi accompagna
la tua presenza
che allo stesso tempo
urla ed è anche muta.