Al cinema! PUAN di Maria ALCHE e Benjamin NAISHTAT

Marcelo insegna da anni Filosofia all’università di Buenos Aires. Un programma rodato e senza scossoni o voli pindarici, come la sua vita tranquilla di signore imborghesito, in cui non succede mai nulla di particolare. La morte improvvisa del vecchio professore sotto la cui ala è cresciuto e rimasto gli sconvolge ogni certezza. A contendergli la cattedra cui sembrava naturalmente destinato arriva Rafael compagno di studi e eterno rivale che ha fatto fortuna in Europa. Ma i piani di tutti saranno mandati all’aria dai tagli all’istruzione universitaria pubblica imposti da Milei.

Una commedia dolceamara sul cambiamento e il senso di restare fedeli a sé stessi.

Un film che mi ha emozionata, forse anche perché, per me che ho vissuto a Buenos Aires uno dei periodi più luminosi della mia vita, ritrovare quei luoghi amati, risentire la dolce cantilena di quella variante dello Spagnolo che si chiama Castellano Rioplatense, riascoltare il voseo e sentir dire “che” è stato un tuffo nella bellezza.

I

Cercarti
in questa enorme casa vuota
dove nemmeno l'aria più si muove
e anche la polvere non vola
e resta immota posata sopra
i mobili, i ninnoli ed i quadri
e fa le cose antiche
anche quando non lo sono.
Il freddo ci separa
e clocca il tempo
ancora per un poco
sugli orologi antichi
da caricare a mano
finché si esaurirà la forza della molla
mi sembra di sentirti per le stanze
andare con il passo strascicato
e il viso perso
di chi non sa dove fermare gli occhi
e il mondo ha smesso di capirlo
ormai da anni.
Che cosa abbiamo fatto?
Mi chiedo a cosa
son serviti i tanti giorni
che mese dopo mese
che anno dopo anno
ti ho donato.
Ci siamo forse arresi
troppo presto? O abbiam sbagliato
a insistere lo stesso?
quando era chiaro sin dall'incomincio
e il medico diceva
che non sapeva più nemmeno lui
come curarti.
Ti cerco negli oggetti e nelle foto
nel modo in cui tenevi i tuoi cassetti
cosa sognavi quand'eri
ancora solo una bambina
e gli occhi tuoi strizzavi
nel sole dell'estate
ed arricciavi il naso e forse sorridevi?
O in quell'istante in cui
col bimbo in braccio
tu guardavi altrove
che cosa ti chiedevi
così perplessa
col tuo sguardo arcano?
O ancora il giorno delle nozze
che vita ti aspettavi?
mentre gli amici ti facevan girotondo
alla fine della festa
e tu ridevi
ma come se non fossi certa
oppure col sospetto
che non lo meritassi...

Seguire con gli occhi
rapita
la corsa incessante
di un insetto sul legno
di un banco
di chiesa. Lontano
il ricordo
di altri rosari
recitati nella luce
delle sere
tiepida d'estate
quando il cielo
ancora è chiaro
e già si accendono
i lampioni. Mia nonna
con le vicine
ricama e nell'ora
del profumo dei mirti
il loro cicaleccio
si lascia
trasportare
dalla brezza
con il canto sereno
dei grilli e
distante
quello del mare.

Tornare a guardarmi le mani
e scoprire azzurre
le vene sui dorsi
sapere
così
che il tempo
è passato.
Torino, 22/03/2025