Da che sei partito
tutte le rose sono
appassite.
Per questo le ho messe
in barattoli di vetro.
Senza coperchio.
Tag: teazanetti
al cinema! Una figlia, di Ivano de Matteo

Per rovinare un buon soggetto cinematografico è sufficiente trascurare i dettagli e affidare una delle parti principali a un attore non all’altezza.
Pietro è un tranquillo signore borghese che ha una seconda occasione dopo la morte della moglie. E questa seconda occasione è l’infermiera che si è presa cura della moglie nella parte terminale della sua vita.
Pietro ha anche una figlia adolescente, con cui ha vissuto in completa simbiosi dopo la vedovanza e che non sopporta l’arrivo della nuova compagna (a cui attribuisce anche delle responsabilità nella vicenda della madre) nella vita sua e del papà, tanto faticosamente ricostruita.
Poi succede che la ragazza ferisce la donna e fugge sconvolta. Se avesse chiamato subito i soccorsi forse la donna si sarebbe salvata.
Queste le premesse. Di qui si sviluppa la storia: l’interesse morboso dei media; l’elaborazione da parte di Pietro di un lutto che riguarda la morte fisica della donna che amava e quella sociale della figlia che non riesce più ad amare; la presa di coscienza da parte della ragazza di ciò che ha fatto; la carcerazione che si ritrova a fronteggiare, con giovani donne che hanno vite così distanti dalla sua… Il tutto, però, senza andare troppo in profondità, sorvolando a volo d’uccello i temi, importanti, messi sul piatto sin dalle prime scene.
Una buona idea di storia dicevo…
Ginevra Francesconi (la figlia) mostra doti di vera attrice. Stefano Accorsi è rimasto l’attor giovane che va bene per i tre minuti dello spot del Maxibon.
al cinema! L’infinito, di Umberto Contarello

Da trent’anni Umberto vive a Roma la sua solitudine onirica, sempre in bilico tra la realtà e le sue fantastiche speranze, raccontando storie bellissime e del tutto inutili.
Surreale e poetico, declinato in un bianconero luminoso e arioso.
Un film che ho amato.
al cinema! Queer, di Luca Guadagnino

Guadagnino riesce a concentrare in due ore tutti gli stereotipi sugli scrittori americani omosessuali che vivono in Messico (anche se sembra Cuba). Pensatene uno e in Queer lo trovate.
Lee è ricco, perverso, beve moltissimo, fuma moltissimo, scopa moltissimo, si droga moltissimo, vive in una casa sporchissima e disordinatissima.
Questa è la prima parte del film.
La seconda parte è pure peggio.
Lee incontra un ragazzo che gli piace e a cui non si capisce bene se lui piace o no o un po’ sì e un po’ no o forse boh.
Partono insieme alla ricerca di una droga sciamanica che permette di avere esperienze di telepatia. E qui il film va definitivamente alla deriva.
Un’opera eminentemente estetica: la fotografia è superlativa, la colonna sonora è perfetta, gli attori sono tutti bravi… però questo non basta a fare un buon film.
al cinema! Queer, di Luca Guadagnino

Guadagnino riesce a concentrare in due ore tutti gli stereotipi sugli scrittori americani omosessuali che vivono in Messico (anche se sembra Cuba). Pensatene uno e in Queer lo trovate.
Lee è ricco, perverso, beve moltissimo, fuma moltissimo, scopa moltissimo, si droga moltissimo, vive in una casa sporchissima e disordinatissima.
Questa è la prima parte del film.
La seconda parte è pure peggio.
Lee incontra un ragazzo che gli piace e a cui non si capisce bene se lui piace o no o un po’ sì e un po’ no o forse boh.
Partono insieme alla ricerca di una droga sciamanica che permette di avere esperienze di telepatia. E qui il film va definitivamente alla deriva.
Un’opera eminentemente estetica: la fotografia è superlativa, la colonna sonora è perfetta, gli attori sono tutti bravi… però questo non basta a fare un buon film.
