XII

Facevo la spesa
l’altra mattina
e mentre compravo
la frutta al mercato
pensavo a che cosa
ti sarebbe piaciuto
mangiare per pranzo
domenica o a cena
il sabato sera.

Si configgono con forza
le abitudini
nella mente della gente
e scardinarle non è certo
un affare di pochi giorni.

Come un fulmine
che attraversa in un istante
la notte e la rischiara
mi dico che oramai
son mesi
che sei morta
e non c’è più alcun pasto
da prepararti
per il fine settimana

Ma ancora mi accompagna
la tua presenza
che allo stesso tempo
urla ed è anche muta.

Ma tu ti annoi,
Anna,
l’estate?
Quando il caldo
è soffocante
e non c’è niente
da fare all’orizzonte
e i giorni
sono solo pomeriggi
languidamente lunghi,
con le cicale
nelle orecchie
e luce che acceca
e l’odore delle foglie
dell’albero di fico
e la meta cui si tende
è l’attesa
della sera,
quando il cielo si fa fresco
e tacciono finalmente
le cicale
e a cantare
restano solo i grilli…

IX

Dei primi tempi
in cui ti sei ammalata
ricordo la speranza
che guarissi presto
e il far le cose
in fretta e trattenendo il fiato
come in apnea
se corri i cento metri
o sotto l’acqua
quando tocchi il fondo
e batti con i piedi
dandoti la spinta
e poi risali
mentre ti conti mentalmente il tempo
con l’urgenza
di riemergere dal mare.


E non è stato facile
capire ch’era la maratona invece
la gara a cui eravamo iscritti
e il tempo che passava e non cambiava
di una virgola
lo stato delle cose
e tu soffrivi
e noi
non sapevamo più che fare.