Hai un neo
sopra il mento
e un sorriso accogliente
e occhiali massicci
che quando li togli
si vedono gli occhi
neri e brillanti
Hai il cuore in tumulto perenne
e un fuoco che brucia
di sapere e passione
che vuoi consegnare
in mani di giovani menti
che amino
prendere
e apprendere
Hai paura
ogni tanto
del buio che hai dentro
e non riesci a sfogare.
Ma poi torna il sole.
Tag: @theblondieinside
V
La realtà arriva senza avvisare.
Sei scesa
a una fermata del passato
e tutti gli orologi della casa
a poco a poco
hanno ceduto il passo
al tempo immobile
che copre armadi e tavoli
con teli bianchi
e ragnatele e polvere
Poi penso che se Andromeda
volgesse un po’ curiosa
lo sguardo su Torino
l’ultima luce che ti ha vista
la vedrebbe
in un impensabile futuro
È questa circolarità
spirale del tempo
che continua e ci trasforma
il soffio ultimo di quell’eternità
che tanto ricerchiamo?
E intanto guardo
le tue cose mute
non sento più il fruscio
delle tue gonne
il ticchettio maldestro
sui piatti e le stoviglie
delle posate all’improvviso diventate grandi
che non sapevi più domare
e il cigolio sommesso
di quella sedia vecchia
che stava in corridoio
dove fermavi il passo
con gli occhi fissi
dentro al nulla
Mi chiedo quanto
ancora durerà
questa ricostruzione
dai giorni
che mi hai preso
o che ti ho dato.
E nel sole delle sette
il pulviscolo dorato
fluttua ancora
nell’aria silenziosa della sera
IV
La casa
è immersa di luce
tra i vestiti
nell'armadio
qualcuno
ancora conserva
il tuo odore
È grigio e mestizia
smontare una vita
riporne i reperti
in scatole adatte
con belle etichette
in vista sul dorso
o in sacchetti di plastica
da portare in soffitta
a dimenticarsi per sempre
che eri tu che li usavi
Con quale criterio decido
che questo o che quello
va buttato o tenuto da conto?
Le tue cose non vedono più
nei tuoi occhi
il momento preciso
in cui le riconoscevi
Rinchiuse
in cassetti ordinati
con la carta coi gigli
sul fondo
marroni o bordeaux
alcune di loro
già avevan scordato
chi eri
Le tristi conferme
Scrivevo lunedì scorso che in Iran la gente inneggiava a Israele. A dire il vero lo scrivevo già il 7 ottobre 2024, nelle mie riflessioni intorno al primo anniversario della mattanza che ha scatenato la mostruosa reazione di Giacobbe lo zoppo contro i figli di Hadjar e Ibrahim, contro i loro fratelli consanguinei in sostanza.
Ed ecco che oggi trovo conferme ufficiali, su giornali occidentali. Conferme che sono tristi perché il regime di Teheran si fa in queste ore via via sempre più violento e repressivo nei confronti di chi chiede soltanto di vivere nell’oggi, con i diritti e le libertà dell’oggi, e non in una bolla di medioevo residuo che stenta ad aprirsi.
Qualcuno mi ha detto che se cade Khamenei il caos sarà totale, come lo è stato in Iraq, in Libia, in Egitto, in Siria… Ma io ho osservato che, se gli Iraniani sono disposti a inneggiare a favore di Israele e contro Khamenei, forse quello che chiamiamo “caos totale” è un problema determinato dal nostro egoismo di uomini bianchi occidentali.
Aggiungo un’altra riflessione. Israele, prima di attaccare in Iran, invia indicazioni alla popolazione affinché si metta in salvo ma il regime di Teheran, da quando lo ha capito, ha iniziato a interferire sui canali attraverso i quali Israele diffonde questi messaggi, in modo da impedire alla popolazione di mettersi al riparo. In concomitanza invia sms ai cittadini minacciandoli di arresto se manifestano il loro dissenso e, per le donne, se non indossano l’hijab.
Continuo a osservare.
Il leone che (ri)sorge
https://www.instagram.com/reel/DK7zwRhszmn/?igsh=Y292d2N3ZWhraG5v
È da venerdì mattina che non ho parole.
Mi sembra che il mondo abbia accelerato all’improvviso la sua corsa contro un muro che allo stesso tempo tempo si fa sempre più vicino e mai si lascia raggiungere.
Aspetto l’impatto. Smarrita.
Nella mia ansia di notizie, in questi giorni mi sono imbattuta in foto come questa qui sotto (se ne trovano svariate in rete) utilizzate per dare prova inconfutabile che il paese è solidale con il regime autoritario e contro le azioni di Israele perché, se attaccato dall’esterno, il popolo iraniano si ricompatta.

Ma la mia esperienza di vecchia fotografa me le ha fatte immediatamente scartare: due agenti della polizia morale che cantano vittoria sotto a un bandierone, il tutto ripreso con un grandangolo, dal basso e da un punto di vista estremamente ravvicinato. Null’altro. Due persone soltanto. Sarebbe questa la grande manifestazione di solidarietà al governo? Sullo sfondo poi, a sinistra e al centro, al fotografo sono sfuggiti i passanti indifferenti. Dove sarebbe tutto il coinvolgimento nelle proteste anti-israeliane che avrebbero, a detta dell’articolista, infiammato Teheran?
Poi ho avuto una prima intuizione. La bandiera dell’Iran, prima della “rivoluzione rubata”, aveva nel centro lo stemma di un leone.
Poi, l’algoritmo di Instagram (in questi giorni ho molto cercato in rete notizie su quanto sta accadendo, perché ho amici da entrambe le sponde di questo fiume feroce che si chiama guerra) mi suggerisce un account nuovo, creato appena 10 ore fa e con un solo post: il video di cui al link che ho inserito in apertura.
Poi su Le Monde appare la lettera aperta (firmata da alcuni intellettuali fuoriusciti, tra cui Jafar Panahi, Shirin Ebadi, Mohammad Rasoulof) con cui si chiede al regime di lasciare libero l’Iran.
Poi leggo un altro articolo su Huffington Post in cui un politologo libanese dichiara che, a suo modo di vedere, in seguito a questo conflitto il popolo iraniano potrebbe ribellarsi in modo potente e che in ogni caso Teheran non ha armi sufficienti per resistere a Israele più di quindici/venti giorni, poi in rapida successione guardo gli account IG di Sadaf Baghbani, Ashkan Katibi e altri Iraniani più o meno noti. E tutti riportano la stessa narrazione di un popolo che non si è esattamente compattato attorno al regime degli ayatollah. Poi mi dicono di scritte apparse sui muri di Teheran che inneggiano a Israele, un video in cui sotto le bombe la gente canta “morte a Khamenei”, un missile distrugge in diretta la potente tv di Stato iraniana che non può più trasmettere la sua verità…
Siamo arrivati ben al di là della follia, della propaganda, dell’assurdo che se un personaggio per cui non trovo definizioni come il beniamino solo di nome bombarda Teheran allora tanto male non deve essere, perché sono in molti, in medio oriente, a essere contenti che Giacobbe lo zoppo abbia attaccato l’Iran.
Sto a guardare pensando che continuo a non avere più parole. Semplicemente non so più interpretare quel che accade.
