Annaaaa! L’holetto!
L’holettotuttodunfiato, Anna! Quell’articolo!!!
Eccheccazzo, Anna, non fare quella faccia!!!
*Ha un potere di strega, Luminosa, riesce a vedermi anche quando siamo al telefono, e lei parla tutta concitata, agitando le mani, come farfalle impazzite nell’aria, la notte, intorno a un lampione….*
L’articolo delLaStampa che mi avevi girato quel pomeriggio di caldo d’agosto! Assurdamenterovente!
Non puoi essertene dimenticata! C’era un caldo asfissiante che quasi si moriva e io ero nel bel mezzo di una scaldina con sudarella incorporata, maledettamenopausa!
E stavo studiando delle robe pallosissime, di una nuova tecnica di clampaggio aortico…
Anna. Voglio andare in pensione!
Ne ho le balle ricotte di aprire gente, come polli allo spiedo, per salvargli il cuore.
Comunque, dicevo. L’holettotuttodunfiato!
Conquellasensazione…
Quellasensazione che dici “cazzo, sta roba mi suona! Starobalaconosco… Nonèchel’hogiàletta? Magari da giovane?”. Magaridagiovane, Anna!!
Ma ti rendi conto di come parlo?
Sono vecchia cazzo!
Vecchia e con la testa di quando avevo vent’anni, che ero mattacomeuncavallo. E lo sono ancora! Che certe cose non è che ti passano, con l’età. Anzi, semmai peggiorano…
E mentre leggevo mi dicevo “eccheccazzo! (ok, lo dico sempre eccheccazzo, non è strano che l’abbia detto anche stavolta). Non è che l’ho letto alle medie?”.
*Luminosa è così. Inarginabile. Parte in quarta, ti investe con mille concetti… Ma stavolta, checcazzo (lo dico anch’io…) è peggio del solito. Un’urgenza comunicativa feroce…*
Te le ricordi le medie Anna? Con quella prof… Quella prof. di Italiano, fantastica… Come si chiamava?
Dai che te lo ricordi, tu non dimentichi mai un nome! Con quelle sue fotocopie… No, non le fotocopie, era ancora il ciclostile… Il ciclostile, che se ne parliamo ai nostri figli… Ci guardano come se stessimo parlando del medioevo, ci guardano! Con quella carta ruvida… E l’odore! L’odore dellacartaruvidadelciclostile, Anna. Che storie!!! E la prof ci portava quelle robe da leggere e… Era sempre tutta roba buona! Oh, macomeparlo??? Manco la prof. Cosmi fosse uno spacciatore!! Ecco! Cosmi! La Cosmi (era un cognome perfetto, per lei che ci regalava universi interi)!!!
Vedi che mi è tornato in mente! E se abbiamo letto e amato Calvino e Primo Levi e Pavese… è a lei che dobbiamo dire grazie.
Il Novecento, il Novecento recente (recente, poi, all’epoca era recente!) ma chi lo studiava? Eh? Era contemporaneo. Troppo. Come quando ti accorgevi che in terza liceo non ti avrebbero spiegato la Seconda Guerra mondiale o il Sessantotto ed era perché stavano ancora appena dietro l’angolo… Ci eravamo ancora immersi… E nessuno ci aveva ancora veramente fatto i conti… Non che adesso…
Comunque, la Ginzburg… Ero convinta di averlo letto alle medie quell’articolo sulle vacanze e la campagna e l’annoiarsi come frontiera tra l’esser bambini e il diventare grandi… E da che parte stavamo noi? Eravamo già vecchi da bambini e ci annoiavamo già, come certi ragazzini oggi. Minkia, Anna… Certi ragazzini oggi… Sono le stesse cose che diceva mia nonna (al netto delle parolacce, che a me piacciono dapazzi e per lei erano pekkato…). È che ci sembra di non capirli… Questo è. Ma basterebbe osservarli un po’ con attenzione per renderci conto che hanno i nostri stessi dubbi, le nostre stesse speranze, tutte quellestessecosecheavevamo anchenoi, a quell’età… Diobono, Anna, mi è preso l’embolo della vecchia zia…
Maledettamenopausa, tutta scaldine, sudarelle e lacrimucciafacile…
E l’ha scatenata la Ginzburg. Quelle sue parole lontane… Che poi l’ho scoperto da dove arrivano, perché il web raccoglie tutto, immagazzina tutto, conserva tutto… E lo tira fuori al momento giusto… Come il mago dal cilindro, con quel povero coniglio bianco terrorizzato dalle luci tutte puntate su di lui, coi suoi occhi rossi e il suo pelo soffice…
Anna… La Ginzburg… Ce l’ha insegnato lei che quelli che si amano hanno un vocabolario tutto loro… Che Cortázar non l’avevamo ancora letto. E anche quando l’abbiamo letto, la prima volta, quella storia di Olivares e la Maga, che quando scopavano parlavano il gliglico… C’è voluto un pezzo per fare i collegamenti, le analogie, le analogie tra le analogie…
Siamo onomaturghi, Anna, quando amiamo?
Ci curiamo con le parole? L’un l’altro?
Perché, vedi, quel pomeriggio afoso, che ero in montagna e si skiattava dal caldo pure lì, e io ero nel panico, perché non mi entrava in testa un kazzo di quel che stavo studiando, e SBAM!!! Anna ti ha mandato un WhatsApp. E nel WhatsApp c’era quell’articolo delLaStampa ed erano le parole della Ginzburg… Erano parole del 1971, LaStampa le aveva pubblicate allora e dopo, un qualche redattore a corto di idee, le aveva ripubblicate nel 1991. E eravamo all’università… Ed era nel ’91 che le avevo lette, la prima volta, non alle medie… Ma non vuol dire, perché in quel momento in cui le rileggevo, pubblicate la terza volta (oh, ma alLaStampa sono così privi di fantasia???), era come se le leggessi senza averle mai viste prima, ma arrivavano da te. Era come se me le dicessi tu, perché le avevi fatte tue e me le avevi regalate… E arrivavano proprio al momento giusto…
Ma tu ti annoi, Anna, l’estate? Quando non c’è niente da fare all’orizzonte e i giorni sono solo pomeriggi languidamente lunghi, con le cicale nelle orecchie e luce che acceca e l’odore delle foglie di fico… e la meta è l’attesa della sera, quando il cielo è fresco e a cantare cominciano i grilli…
Tag: @theblondieinside
…
Da che sei partito
tutte le rose sono
appassite.
Per questo le ho messe
in barattoli di vetro.
Senza coperchio.
al cinema! Una figlia, di Ivano de Matteo

Per rovinare un buon soggetto cinematografico è sufficiente trascurare i dettagli e affidare una delle parti principali a un attore non all’altezza.
Pietro è un tranquillo signore borghese che ha una seconda occasione dopo la morte della moglie. E questa seconda occasione è l’infermiera che si è presa cura della moglie nella parte terminale della sua vita.
Pietro ha anche una figlia adolescente, con cui ha vissuto in completa simbiosi dopo la vedovanza e che non sopporta l’arrivo della nuova compagna (a cui attribuisce anche delle responsabilità nella vicenda della madre) nella vita sua e del papà, tanto faticosamente ricostruita.
Poi succede che la ragazza ferisce la donna e fugge sconvolta. Se avesse chiamato subito i soccorsi forse la donna si sarebbe salvata.
Queste le premesse. Di qui si sviluppa la storia: l’interesse morboso dei media; l’elaborazione da parte di Pietro di un lutto che riguarda la morte fisica della donna che amava e quella sociale della figlia che non riesce più ad amare; la presa di coscienza da parte della ragazza di ciò che ha fatto; la carcerazione che si ritrova a fronteggiare, con giovani donne che hanno vite così distanti dalla sua… Il tutto, però, senza andare troppo in profondità, sorvolando a volo d’uccello i temi, importanti, messi sul piatto sin dalle prime scene.
Una buona idea di storia dicevo…
Ginevra Francesconi (la figlia) mostra doti di vera attrice. Stefano Accorsi è rimasto l’attor giovane che va bene per i tre minuti dello spot del Maxibon.
al cinema! L’infinito, di Umberto Contarello

Da trent’anni Umberto vive a Roma la sua solitudine onirica, sempre in bilico tra la realtà e le sue fantastiche speranze, raccontando storie bellissime e del tutto inutili.
Surreale e poetico, declinato in un bianconero luminoso e arioso.
Un film che ho amato.
al cinema! Queer, di Luca Guadagnino

Guadagnino riesce a concentrare in due ore tutti gli stereotipi sugli scrittori americani omosessuali che vivono in Messico (anche se sembra Cuba). Pensatene uno e in Queer lo trovate.
Lee è ricco, perverso, beve moltissimo, fuma moltissimo, scopa moltissimo, si droga moltissimo, vive in una casa sporchissima e disordinatissima.
Questa è la prima parte del film.
La seconda parte è pure peggio.
Lee incontra un ragazzo che gli piace e a cui non si capisce bene se lui piace o no o un po’ sì e un po’ no o forse boh.
Partono insieme alla ricerca di una droga sciamanica che permette di avere esperienze di telepatia. E qui il film va definitivamente alla deriva.
Un’opera eminentemente estetica: la fotografia è superlativa, la colonna sonora è perfetta, gli attori sono tutti bravi… però questo non basta a fare un buon film.
