Arrivo a La Cambe
sul finire di agosto
sotto un cielo pesante
di nuvole
nere
e il vento dal mare
rabbrividisce le foglie
di giovani alberi
che stanno
all’intorno
Di tutte le immense
distese di uguali
che giacciono
eterni
qui in Normandia
è questa che mi ha fatto
più male
è questa che mi appare
più atroce
All’ingresso ti dicono
subito
quel che è
vietato
È vietato portare dei fiori
È vietato lasciar degli scritti
È vietato lasciar degli oggetti
Tutto è spoglio
e le lastre brutali
in cemento sono stese
ordinate per terra
in file
a perdita d’occhio
Sole si ergono
a gruppi di cinque
ogni tanto
schiere nere di croci
a interrompere il già macabro ritmo
Su ogni lastra sta scritto
con il nome e il cognome
con le date di nascita
e morte
“ein deutscher soldat”
E qualcuno era poco più che
un bambino
Sedici anni
Diciassette, diciotto
non ancora compiuti
Gli hanno dato un elmetto
e un fucile
una patacca di latta
appuntata sul petto
e la testa riempita
di mille stronzate
Li han mandati
a combattere al fronte
millantando promesse insensate
che sapevano
di non mantenere
a morir con infamia
una guerra già persa
dalla parte sbagliata della storia
Piove adesso
con gocce piccine
che picchiettano lente
sul prato

Lo vidi decenni fa. Mi fece l’impressione del cimitero “dei cattivi”. Contrapposto a quello di croci bianche dei buoni a Omaha Beach.
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Proprio così, Maestro. Un pugno nello stomaco. Erano tutti così giovani, molto più degli altri.
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