Ritorno a Buenos Aires

Nel loro ottuso manicheismo che non lascia spazio alla complessità, i filmoni hollywodiani propongono eroi integerrimi, mai scalfiti dal dubbio, sempre pronti al sacrificio in nome di valori assoluti.

La realtà è invece sempre complicata e i veri eroi assomigliano più all’Innominato che a qualche superman da pubblicità.

Come si fa a sopravvivere all’orrore, mentre accade? E dopo che tutto è finito, come continua a vivere un sopravvissuto, in particolare quando, per scamparla, si è reso complice del male?

Mariano Guerra è un medico argentino, in Italia (ancora una volta è Torino il teatro di una vicenda sudamericana) ed è stato uno dei detenuti al Garage Olimpo, a Buenos Aires, per due anni e 46 giorni, tra il 1977 e il 1979.
E com’è che ne è uscito vivo?
Che cosa ha dovuto fare, che cosa ha dovuto subire durante un così lungo tempo di detenzione all’inferno?
Lo spiegherà alla giudice del processo in cui è stato chiamato a deporre come testimone (nonostante il concreto rischio di uscire dall’aula da imputato), senza vittimismo, assumendosi tutta la responsabilità per le sue azioni, con tutta la vergogna che da allora non lo abbandona.

Lo spettatore resta a chiedersi quanto possa dirsi volontaria una scelta, in quelle condizioni. E come un uomo possa arrivare a compiere tali efferatezze su un suo simile senza fermarsi davanti all’atrocità della sofferenza.

Straordinario Adriano Giannini, figlio di cotanto padre.

Ritorno a Buenos Aires, Marco Bechis, durata 104 min, valutazione MyMovie 3,53/5

Lascia un commento