È morto Giorgio Armani

Il re, il genio della moda, nessuno come lui, la moda non sarà mai più la stessa senza di lui, ha liberato le donne (veramente era stata Coco Chanel, ma va bene lostesso), le donne lo devono ringraziare (per che cosa è a scelta)…

Ma solo io me lo ricordo in un’intervista con Minoli, a Mixer ? ⬇️


https://www.rainews.it/video/2025/07/mixer-faccia-a-faccia-intervista-a-giorgio-armani-38d1399a-e3e9-452d-ba8f-d350002e2632.html

Era il 1983 e il mio satanico concittadino, in una serie di domande che si facevano via via sempre più pressanti, lo aveva portato a dire cose di cui non so se, poi, si sia mai veramente pentito.

Si arricchiva vestendo le donne, ma dichiarava di preferire vestire gli uomini perché sono “Molto più saggi, molto meno strani nelle loro pretese, molto più positivi”.

E alla domanda di quale parte del corpo femminile volesse eliminare, rispondeva sereno che era l’esuberanza del corpo a dargli fastidio.

O ancora diceva di pensare a donne giovani e belle per disegnare abiti che non avrebbero potuto acquistare e che sarebbero, invece, stati comprati da donne vecchie e brutte.

Oltre ad altre interessanti affermazioni (sulla ricchezza, la politica, la fede…) che chi avrà la pazienza di ascoltare tutta l’intervista potrà apprezzare.

Così, giusto per riflettere.

Buongiorno!

Ho comprato e, almeno per i primi capitoli, letto d’un fiato il libro di un filosofo cinese, Jianwei Xun, intitolato Ipnocrazia.

Mi ha subito intrigato sin dalle prime pagine, con la sua teoria di una società catturata dalla rete a cui è impossibile sfuggire perché capace di inglobare ogni forma possibile di resistenza trasformandola in tendenza capace a sua volta di catturare algoritmicamente altri utenti/fruitori/consumatori qualcuno dei quali potrebbe essere tentato dal resistere a sua volta e così innescando nuovamente il giro.

Però, poi  andando avanti nella lettura ho iniziato a annoiarmi, a trovarlo baroccamente ridondante. Una ripetizione insistita di alcuni, pochi, concetti detti in modi diversi, girando e rigirando le stesse frasi.

Ho fatto alcune ricerche in rete e di questo filosofo cinese non ho trovato traccia. Alla fine ho annotato all’ultima pagina del libro “non mi stupirebbe scoprire che questo filosofo non esiste e questo libro è stato scritto con l’IA”.

Al di là di questo appunto conclusivo, è però un libretto che mi ha fatto pensare che l’unico modo per sfuggire al mondo di perenne ipnosi in cui rischiamo di affogare grazie agli algoritmi che ci costruiscono fittiziamente l’habitat che desideriamo, intercettando i nostri gusti attraverso ogni nostra scelta fatta in rete (ricerche di ogni tipo, dagli acquisti su Amazon, agli affitti su Airbnb), sia quello degli antonimi di Pessoa.

…e comunque a me il caffè piace fatto con la moka…

(aggiornato il 13/03/2025).