Pensieri da rientro

Il punto è che il Paese (ma forse dovrei dire il mondo intero) è diviso (squarciato) tra chi si sente rappresentato da questa politica e aborrisce anche il solo sentir parlare di cultura, pensiero critico, filosofia e chi, invece, di tutto questo ha bisogno come si ha bisogno dell’aria.

Molte persone hanno la necessità di sentirsi parte di un gruppo, di avere qualcuno che dica loro che cosa fare e come farlo… e sovente queste persone non possono sopportare quelli che la pensano diversamente, quelli che vogliono pensare con la propria testa (anche se rischiano di sbagliare). E non lo possono sopportare perché il loro atteggiamento è dettato sostanzialmente dalla paura di vivere, che comporta necessariamente la presa di coscienza della necessarietà del morire.

Allons enfants

Dopo il 34% del Rassemblement National di Marine (Perrine) Le Pen e di Jordan Bardella alle europee, dopo lo scioglimento delle camere da parte di Macron con indizione di nuove elezioni (ricordo che anche Chirac l’aveva fatto, ritrovandosi poi Jospin tra i piedi), dopo un primo turno elettorale da brivido… La Francia, oggi, con un’affluenza alle urne tra le più alte mai registrate, ha incoronato Mélenchon.

Macron secondo e RN buon terzo.

La Francia, nei momenti decisivi (c’entrerà qualcosa Henry Cartier Bresson?), non sbaglia…

Ma siamo così sicuri?

Nessuno dei tre in realtà ha la maggioranza.

E quindi?

Non è che questi iniziano a litigare per formare un governo di larghe intese? Potremmo insegnare loro qualcosa in merito (io li ricordo i governi pentapartito, ma è perché sono vecchia!).

Bisognerà mettere d’accordo l’estrema sinistra, che ha ottenuto la maggioranza dei voti, con la sinistra moderata, che è arrivata seconda.

Non è che adesso Bardella si siede (all’opposizione) a guardare gli altri due che si scannano, come i capponi di Renzo Tramaglino di manzoniana memoria, e poi, al momento giusto raccoglie i frutti del suo operato (come è successo a casa nostra con la Meloni) e pure con gli interessi?

Sempre senza voler fare dietrologia da bar.

Come aprire la porta alla dittatura

La legge Acerbo, del 1923, modificava il sistema elettorale proporzionale introducendo un premio di maggioranza che assegnava i 2/3 dei seggi al partito che avesse ottenuto almeno il 25% dei suffragi

La legge n. 2263/1925, definiva le attribuzioni e le prerogative del Presidente del Consiglio dei ministri il cui nome mutava in Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato e la cui posizione gerarchica, da equiordinata a quella degli altri ministri, diveniva sostanzialmente sovraordinata

La legge n. 100/1926 dava facoltà al potere esecutivo di emanare decreti legge immediatamente esecutivi, norme giuridiche promulgate senza la garanzia d’intervento del potere legislativo

Senza voler fare dietrologia da bar.

Morto un Raisi se ne fa un altro?

È morto sulle vette al confine con l’Azerbaijan Abramo Raisi.

Volava su un vecchio elicottero americano che probabilmente non era stato revisionato più di tanto, dal momento che, a causa dell’embargo, i pezzi di ricambio non sono più reperibili.

Mentre Khamenei, la guida suprema, “invita” il popolo a piangerlo e a pregare per lui, il popolo spara mortaretti di giubilo.

E il mondo? Il mondo non sta a guardare e basta. Il mondo decide di fare le condoglianze “al popolo iraniano per la perdita del suo presidente”.

Cioè, spiegatemi bene, perché non capisco. Allora, muore a 63 anni un uomo che, all’età di 27, si è guadagnato l’appellativo di macellaio per aver fatto letteralmente massacrare migliaia di cittadini (ma forse dal suo punto di vista erano solo sudditi o forse nemmeno quello) dissenzienti del suo paese (questo a casa mia si chiama dittatura), il popolo esulta e noi facciamo le condoglianze a quel popolo?

È la diplomazia internazionale babe… Ah già, quella stessa diplomazia internazionale (il galateo dei potenti) che aveva fatto venire in mente all’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano Matteo Renzi (lo stesso che, in effetti, qualche anno dopo elogiava la condizione dei lavoratori in Arabia Saudita…) di coprire tutte le statue in Campidoglio in occasione della visita di Rohani.

Ma poi mi sono fermata a pensare… E mi è tornata in mente una delle mie prime versioni al liceo. Era una sorta di barzelletta in cui si raccontava di una vecchina che, ai funerali del Dittatore Dionisio, piangeva disperatamente. Un uomo le si era avvicinato per chiederle perché fosse così triste, dal momento che invece era un giorno gioiglorioso (l’ho rubata a Lewis Carrol, confesso) in quanto il mondo si era finalmente liberato di un soggetto che aveva combinato solo malefatte e lei gli aveva risposto “perché almeno quello era un nemico noto. Il prossimo non sappiamo come sarà”.

E già, perché Khamenei ha un figlio. Si chiama Mojtaba, “l’altro candidato”, sino a domenica sera, non certo alla presidenza dell’Iran, ma alla successione al ruolo di Guida Suprema ricoperto (dal 1989, anno della morte di Khomeini) da suo padre.

Senza voler fare dietrologia da bar.

La bellezza salverà il mondo?

Una frase banale e profonda, tanto che Dostoevskij la mette in bocca a Myškin, l’idiota.

E tutti a dirsi d’accordo. Una frase così bella (sarà lei stessa a salvarci?) che nessuno si sente di confutare (per tema di passar per idiota, forse).

Ma… Che cosa vuol dire poi? Qual è, in definitiva, la bellezza che ci salverà? In che cosa consiste questo bello capace di sollevarci dalla nostra condizione? E la salvezza che porterà, sarà per tutti? O solo per chi, quella bellezza, saprà vederla?

Se rispondiamo alla prima domanda legando la bellezza alla sua sola valenza estetica siamo, credo, fuori strada.

Dostoevskij deriva il concetto di bellezza da quello, elaborato da (Sant’)Agostino, di “pulchritudo dei“, bellezza divina che è, insieme, grazia, equilibrio, armonia.

Allora la risposta alla seconda domanda potrà essere una sola. Se sapremo essere in armonia e in equilibrio, se sapremo portare questa grazia nel nostro modo di vivere e di rapportarci col mondo, salveremo noi stessi. E, insieme a noi, coloro che ci circondano.