È il primo anniversario del 7 ottobre, una data che, come e forse più di altre (foss’anche solo perché è più vicina di altre) nella Storia, ha segnato uno spartiacque tra un prima e il dopo in cui più nulla è stato uguale.
Non mi voglio perdere in parole che, pronunciate da questo lato del mondo, sono oziose e retoriche (e spesso rappresentano il frutto di ignoranza e pregiudizio e di un’incapacità, sempre più profonda, di pensiero critico e relativo). È tanto più facile vedere le cose (e le persone, ovviamente) integralmente buone o integralmente cattive, senza tener conto dell’infinità di sfumature che stanno in mezzo e che abitano in tutto.
Mi preme, invece, ragionare su quanto ci si aspetta che possa accadere. Quella fatidica prossima mossa già annunciata e volutamente, come è logico, non dettagliata.
Se riguardo a questo anno appena concluso, nessuna delle idee attuate dal beniamino solo di nome era stata non dico prevista, ma nemmeno ipotizzata. Si sapeva con certezza che qualcosa avrebbe fatto (e con altrettanta certezza che si sarebbe trattato di azioni estremamente violente) ma nessuno avrebbe mai immaginato l’esplosione dei cercapersone o il missile che chirurgicamente colpiva a Damasco, il 1° aprile (non riesco a togliermi dalla testa che anche la data sia stata scelta con intenzione).
O ancora il messaggio di pochi giorni fa diretto al nobile popolo iraniano (e so che sui muri di Teheran stanno cominciando a comparire timide frasi di adesione a quell’appello).
Mentre dagli USA l’elefantino sprona all’attacco degli impianti nucleari e l’asinello cerca di frenare, indicando piuttosto i pozzi petroliferi, temo che anche questa volta resteremo basiti.
Perché sarebbe troppo facile ed è proprio a un attacco come quello che tutti si stanno preparando.
E sono pure persuasa che non accadrà nell’immediato (far macerare l’avversario nel proprio brodo è una tecnica consolidata).
Se appena ci si sofferma a riflettere, subito salta all’occhio in tutta la sua evidenza che il “dove-come-quando-chi” dei colpi inferti (è chiaro che non sto parlando dei bombardamenti a tappeto sulla povera gente che, nell’ottica di uno stratega, sono comunque niente più che un inevitabile corollario) in questi 365 giorni è sempre stato imprevedibile e soprattutto volto a far sentire forte e chiaro a ogni nemico di “Giacobbe lo zoppo” che “colui che lottò col Signore e vinse” (non scordiamo che le parole sono di importanza fondamentale, in particolare per le culture iconoclaste) è in grado di colpire al cuore ogni volta che vuole.
Categoria: la peppia che scrive
Riflessioni da rientro. 2
Annaaaaa!!!! Anna, sono tornata!
Ho fatto unascopertasensazionale, Anna! E la colpa è tua! Non ti dirò mai che è merito tuo, lo sai, vero?
Ti ricordi l’altro giorno, quando mi dicevi che detesti le fotografie pubblicate su siti sosssscccialllll con tanto di illuminazione artificiale fornita da didascalie di frasi fatte o aforismi? Te lo ricordi? Stavamo sotto i portici, da qualche parte nella nostra Torino di fine estate, già fresca, ma ancora risplendente di sole, e riflettevamo su queste e altre miserie umane… Un po’sulserio e un po’ non tanto…
Insomma, qualche giorno fa avevo un po’ di tempo da perdere. Espressione infelice molto cara alla mia borghesissima nonna torinese. Te la ricordi la nonna Felicita? Un misto tra Gozzano e Wolf (Virginia, che mi hanno detto che adesso anche le donne vanno citate col solo cognome, senza anteporre l’articolo determinativofemminilesingolare, solo che se non specifico che è Virginia, tutti finiscono per pensare a Nero, Wolf, intendo, è il patriarcato, babe!), la nonna Felicita, dicevo, che non sopportava di vedere qualcuno con lo sguardo perso dietro ai propri pensieri… Avevo un po’ di tempo da perdere, dicevo, e così ho fatto un esperimento. Che mi ha poi confermato che quel tempo è stato ben speso.
Sai che ho fatto?
Ho visitato uno di quei siti dove si pubblicano aforismi, le detestabili frasette buone per tutte le stagioni, estrapolate come perle preziose dall’ostrica di discorsi decisamente più ampi (tutti pronunciati o scritti da grandi pensatori, ci mancherebbe!) e poi donate a piene mani agli utenti. E invariabilmente accompagnate da immagini fotografiche pittoriche, o al più da fotografie di quadri di pittori impressionisti… Ah! La luce come la sapeva interpretare Pizarro… (e qui profusione di emoticon con gli occhi a cuoricino!).
Ebbene, ho compulsato la pagina web “en boucle” come direbbero i Francesi e…
“Una vita senza ricerca non è degna per l’uomo di essere vissuta.”
Platone, Apologia di Socrate
“Lo strumento basilare per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se controlli il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.”
Philip K. Dick
“Hanno portato i giovani a non cercare altro che il lusso e l’ozio, sia fisico sia morale, li hanno resi molli e pigri, incapaci di resistere ai dolori e ai piaceri.”
Platone, Repubblica – Libro VIII
“Già mezza Europa… è sulla via del caos, ebbra di fanatiche illusioni cammina sull’orlo dell’abisso e canta, canta un inno ebbro come cantava Dmitri Karamasoff. Il borghese oltraggiato ride di questi canti, ma il santo e il veggente li ascoltano piangendo.”
Hermann Hesse
“La bellezza non è nel volto; la bellezza è una luce nel cuore” .
Kahlil Gibran – Il Profeta
“È il diavolo a lottare con Dio, e il loro campo di battaglia è il cuore degli uomini”.
Fëdor Dostoevskij – I fratelli Karamazov
“Chi è amico di tutti non è amico di nessuno.”
Arthur Schopenhauer.
“Si corrompe nel modo più sicuro un giovane, se gli si insegna a stimare chi la pensa come lui più di chi la pensa diversamente “.
Friedrich Nietzsche
“La gente non vuole pensare. Ecco perché la televisione è così popolare! È più facile che leggere, più facile che pensare.”
Ray Bradbury – Fahrenheit 451
E… Anna!!! W-O-W! Mi sono detta “Ma qui sta la quintessenza della sapienza! Come non dirsi d’accordo con tutte e ciascuna di esse?”!!! Eh?
Eh, beh! Certo! Provengono, ciascuna!, dalla bocca di un grande pensatore!
Platone, Bradbury, Schopenhauer, Nietzsche (menomale che c’è il correttore ortografico, perché mi incasino sempre a scriverlo, un po’ come Gewürztraminer, che si riesce a pronunciarlo bene solo dopo averne bevuto qualche bicchiere…).
Epperò… Epperò (apposto, avvolte… Epperò!) tutte queste preziose perle di saggezza, a leggerle e rileggerle e rileggerle ancora… hanno cominciato a farmi l’effetto che mi facevano da piccola le parole ripetute all’infinito. Te lo ricordi Anna, quel gioco, che facevamo, da piccole? Trentinotrentinotrentinotrentinotrentino… Te lo ricordi? Ammesso che si riuscisse a non intorcinarsi la lingua nella ripetizione forsennata, le parole perdevano di senso! Completamente! E così i miei aforismi…
Più li rileggevo e ci riflettevo e più mi parevano di una banalità sconcertante.
Tutta quella luce, che di primo acchito mi aveva rischiarato i pensieri, d’improvviso era appassita! Si era fatta fioca come la lucina delle candele sulla torta di compleanno di un vecchio…
Ecco cos’era che ci infastidiva! La cultura in pillole!
Al solito Luminosa dopo tutta questa tirata, stacca la comunicazione, senza nemmeno lasciarmi il tempo di ribattere… Le voglio bene, però giuro che la prossima volta non rispondo al telefono…
Pensieri da rientro
Il punto è che il Paese (ma forse dovrei dire il mondo intero) è diviso (squarciato) tra chi si sente rappresentato da questa politica e aborrisce anche il solo sentir parlare di cultura, pensiero critico, filosofia e chi, invece, di tutto questo ha bisogno come si ha bisogno dell’aria.
Molte persone hanno la necessità di sentirsi parte di un gruppo, di avere qualcuno che dica loro che cosa fare e come farlo… e sovente queste persone non possono sopportare quelli che la pensano diversamente, quelli che vogliono pensare con la propria testa (anche se rischiano di sbagliare). E non lo possono sopportare perché il loro atteggiamento è dettato sostanzialmente dalla paura di vivere, che comporta necessariamente la presa di coscienza della necessarietà del morire.
Allons enfants
Dopo il 34% del Rassemblement National di Marine (Perrine) Le Pen e di Jordan Bardella alle europee, dopo lo scioglimento delle camere da parte di Macron con indizione di nuove elezioni (ricordo che anche Chirac l’aveva fatto, ritrovandosi poi Jospin tra i piedi), dopo un primo turno elettorale da brivido… La Francia, oggi, con un’affluenza alle urne tra le più alte mai registrate, ha incoronato Mélenchon.
Macron secondo e RN buon terzo.
La Francia, nei momenti decisivi (c’entrerà qualcosa Henry Cartier Bresson?), non sbaglia…
Ma siamo così sicuri?
Nessuno dei tre in realtà ha la maggioranza.
E quindi?
Non è che questi iniziano a litigare per formare un governo di larghe intese? Potremmo insegnare loro qualcosa in merito (io li ricordo i governi pentapartito, ma è perché sono vecchia!).
Bisognerà mettere d’accordo l’estrema sinistra, che ha ottenuto la maggioranza dei voti, con la sinistra moderata, che è arrivata seconda.
Non è che adesso Bardella si siede (all’opposizione) a guardare gli altri due che si scannano, come i capponi di Renzo Tramaglino di manzoniana memoria, e poi, al momento giusto raccoglie i frutti del suo operato (come è successo a casa nostra con la Meloni) e pure con gli interessi?
Sempre senza voler fare dietrologia da bar.

Come aprire la porta alla dittatura
La legge Acerbo, del 1923, modificava il sistema elettorale proporzionale introducendo un premio di maggioranza che assegnava i 2/3 dei seggi al partito che avesse ottenuto almeno il 25% dei suffragi
La legge n. 2263/1925, definiva le attribuzioni e le prerogative del Presidente del Consiglio dei ministri il cui nome mutava in Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato e la cui posizione gerarchica, da equiordinata a quella degli altri ministri, diveniva sostanzialmente sovraordinata
La legge n. 100/1926 dava facoltà al potere esecutivo di emanare decreti legge immediatamente esecutivi, norme giuridiche promulgate senza la garanzia d’intervento del potere legislativo
…
Senza voler fare dietrologia da bar.
