Arrivo a La Cambe
sul finire di agosto
sotto un cielo pesante
di nuvole
nere
e il vento dal mare
rabbrividisce le foglie
di giovani alberi
che stanno
all’intorno

Di tutte le immense
distese di uguali
che giacciono
eterni
qui in Normandia
è questa che mi ha fatto
più male
è questa che mi appare
più atroce

All’ingresso ti dicono
subito
quel che è
vietato
È vietato portare dei fiori
È vietato lasciar degli scritti
È vietato lasciar degli oggetti

Tutto è spoglio
e le lastre brutali
in cemento sono stese
ordinate per terra
in file
a perdita d’occhio

Sole si ergono
a gruppi di cinque
ogni tanto
schiere nere di croci
a interrompere il già macabro ritmo

Su ogni lastra sta scritto
con il nome e il cognome
con le date di nascita
e morte
“ein deutscher soldat”

E qualcuno era poco più che
un bambino
Sedici anni
Diciassette, diciotto
non ancora compiuti

Gli hanno dato un elmetto
e un fucile
una patacca di latta
appuntata sul petto
e la testa riempita
di mille stronzate
Li han mandati
a combattere al fronte
millantando promesse insensate
che sapevano
di non mantenere
a morir con infamia
una guerra già persa
dalla parte sbagliata della storia

Piove adesso
con gocce piccine
che picchiettano lente
sul prato

Mi piaccion gli ambienti
un po' sordidi
di corpi sudati
che danzano
al ritmo sinuoso di musiche
esotiche.

Mi piace incrociare
gli sguardi
sapendo che nulla succede
se non la magia
di un istante
rubato al tempo
che scorre in silenzio
nel mondo di sempre.

Mi piace l'abbraccio
del tango
rispetto e passione
al contempo
rispetto per l'altro
passione
nel ballo.

Finita la tanda
ciascuno ritorna
al suo vivere quieto
o irrequieto
secondo la tempra
di ognuno
che nulla ha a che fare
con l'attimo
perfetto di suono
e movenze.

Basta

Non ci sono più lacrime
tra queste macerie
che si estendono
oltre i confini del dicibile

Non ci sono più lacrime
negli occhi delle madri
le bocche spalancate
in grida sorde
allineano quei figli
dilaniati
nei sudari
che bianchi avvolgono
sui corpi di cui hanno
sentito crescere la vita
nei ventri ormai contratti
dal dolore della morte

Non hanno più lacrime
le gole dei bambini
per dir la sofferenza
nei letti di ospedali
bombardati
senza nemmeno più la forza
di un lamento
e lanciano all’intorno
sguardi vuoti
spaesati dalla ferocia
che gli si abbatte contro
e non si arresta

Non hanno più lacrime
le mani degli uomini
che stendono
verso il nulla
piatti vuoti
riempiti
di proiettili e bestemmie
per il solo fatto
che si ostinano a r-esistere

Piangono le gazzelle
quando il leone mangia
una di loro? Invocano
un dio che lo punisca
quando terminerà la corsa
lungo la savana?
Che sappiano
o non sappiano
non conta.
Non esiste un dio.
Non quello misericordioso
delle storie
che la bestia umana
si racconta per render
meno duro il suo
pesante andare
per il mondo
per immaginare un luogo
in cui giustizia
quella vera
sia finalmente fatta.