Buongiorno!

 

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Welcome Lounge, Teresa Zanetti, 2013

– Ti chiami Pietro Fenoglio, giusto?
– Signorsì.
– Quanti anni hai?
– Ventitre, signor capitano.
– Quindi, vicebrigadiere Fenoglio Pietro, di anni ventitre, tu pensi che io creda a questa storia?
– Non saprei, signor capitano.
– Tu al mio posto ci crederesti?
– Francamente no.
– E allora perché me l’hai raccontata?
– Perché è vera, signor capitano.

La versione di Fenoglio, Gianrico Carofiglio, Einaudi, 2019

BUONGIORNO!

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Moonrise – Hernandez – New Mexico, Ansel Adams, 1941

 

“Il materasso è umido.”

“Che c’entra con Belfagor?”

“Niente. Però il mio materasso è umido.”

“E’ un’impressione. E’ solo freddo.”

“No, no. E’ proprio umido.”

“Ok, il mio è sfondato al centro. Vuoi fare a cambio?”

Vuoi fare a cambio? Questa frase dell’infanzia arriva seguendo una linea retta della memoria. Ce ne accorgiamo entrambi, e restiamo in silenzio per un po’.

La casa nel bosco, Gianrico e Francesco Carofiglio

 

BUONGIORNO!

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Laguna Beach, Louise Dahl-Wolf, 1940

 

Ma non c’è solo la vilegiante misteriosa, e altre più alla mano ed emiliane del piano di sotto, c’è il cinema all’aperto e il ballo, in quella villa; dentro ci sono bagni che sono bagni, mia cessi, col vater con la catena e manopola per tirar l’acqua (anche se non c’è l’acqua corénte che a Pàvana non c’è) e una sala bòna con spechi (mobili genovesi?), una bambola vestita da figlio della lupa e un’oleografia con Colombo che saluta prima della partenza per scoprire l’America. Vasi da fiori di bossolo di canone, e reclame a grandezza naturale della Ferrania, marca di pelìcole, perché Gigi fa anche il fotografo, e se vuoi la fototèssera o il nozze o quelo che vuoi è lui, che devi chiamare …

Francesco Guccini, Cròniche epafàniche

Mi è stato regalato per i miei vent’anni e mi ha sempre colpito il fatto che Guccini lo abbia dedicato a sua figlia con queste parole “A Teresa, sperando che impari”

 

 

AL CINEMA! The Party

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The Party – Sally Potter, 2017

Commedia che si sviluppa attorno a una tragedia. Acida e very British, in cui niente è come sembra e tutto è come si vuole.

Un’autentica pièce teatrale, con tanto di convitato di pietra.

Alla sua festa (il titolo gioca sul doppio senso della parola “party”, che è insieme “festa” e “partito politico”) per la nomina a ministro della sanità del governo ombra britannico (e già questo la dice lunga sul tono della serata), Janet invita esclusivamente gli amici più intimi, quelli di più antica data.

Arrivano alla spicciolata in una serata tiepida che pare di primavera o di fine estate.

Ma la dolcezza del clima non accompagna la buona riuscita del party: Bill, il marito di Janet fa due rivelazioni, cui seguono quelle di tutti gli altri ospiti che si sentono autorizzati anche loro a parlare. E ciò che hanno da dire non piace a chi lo deve ascoltare.

Finale con sorpresa.

Il tutto condito con un b/n d’altri tempi, talmente ricco di tonalità, da far dimenticare il colore.

I titoli di coda scorrono su uno dei più amati tanghi di Osvaldo Pugliese, omaggio alla pasion tanguera di Potter