Flee

Jonas Poher Rasmussen, 2022

Poetico cartone animato inframmezzato da quelle che in linguaggio giornalistico si chiamano “immagini di repertorio”.

Flee (fuga ma anche rifugiato, ma anche scappare, ma anche … e quindi bene han fatto a non tradurre – questa cosa delle traduzioni mi sta sempre più ossessionando) racconta la storia di Amin piccolo profugo afghano a conoscenza della propria omosessualità sin dalla più tenera infanzia.

Storia di un diverso tra i diversi, insomma, ammesso che questo termine abbia un significato in un mondo di soggetti (cioè di individui sempre unici – cosa che, almeno a me, pare un bene).

Non c’è pietismo. Non ci sono lacrimucce facili. Non c’è condanna. Mentre ben potrebbero esserci tutti e anche altri.

C’è solo il racconto dei fatti così come li ricorda il protagonista. E allo spettatore di giudicarli.

BUONGIORNO!

ansel-adamashernandez
Moonrise – Hernandez – New Mexico, Ansel Adams, 1941

 

“Il materasso è umido.”

“Che c’entra con Belfagor?”

“Niente. Però il mio materasso è umido.”

“E’ un’impressione. E’ solo freddo.”

“No, no. E’ proprio umido.”

“Ok, il mio è sfondato al centro. Vuoi fare a cambio?”

Vuoi fare a cambio? Questa frase dell’infanzia arriva seguendo una linea retta della memoria. Ce ne accorgiamo entrambi, e restiamo in silenzio per un po’.

La casa nel bosco, Gianrico e Francesco Carofiglio