E altre cose, invece,
le taci, o le esprimi
in ariose metafore.
Che a rievocarle,
o chiamarle per nome
proprio, fan male,
e forse pure paura.
Perché il ricordo,
e così la parola,
hanno il potere
di render reali,
le cose,
concrete... tangibili.
E se son tangibili
allora le puoi anche
toccare.
E se le tocchi
allora a loro volta
ti posson
toccare.
E se ti toccano
allora un'altra volta
posson tornare
a farti male.
Lunghe camicie da notte
con spalline
sottili come fili di ragno
fluttuano sul tuo corpo
sinuoso come l'acqua
del mare
appena smossa
dal vento.

E lunghe catene
al tuo collo mi legano
gli occhi e la mente
riflettono
inanellate i pensieri
che le tue mani farfalle van
disegnando nell'aria
e il tuo mondo sognante
di armonie
ribelli. 

Uno

La poesia,
per me, è fatta di quello
che vedo.
Di quello che vivo
e che penso.
Di quello che immagino
o sogno.
Sono cose normali
e feriali.
Quel grumo banale di semplici
cose che accadono
nel quotidiano.

Del profumo, al mattino, del pane,
le albicocche
o i mirtilli, che sempre
mi fanno allegria.
Di un bambino che ride felice
del suo nuovo aquilone
o un gatto randagio
che geme di fame.

Di pane e prosciutto,
ridendo,
su un prato,
nei giorni d'estate
e camminate
per mano,
su strade arcinote,
battute dal tempo
e da piedi ormai stanchi
di stare nelle solite scarpe.

Di minestre col dado,
la sera, quando ritorno stanca
da lavorare e non voglio
nemmeno sentire parlare
di mettermi in cucina.

Del momento stesso
in cui può avere inizio la vita:
di saliva e sudore
e gemiti soffocati nei letti
disfatti dal sesso la notte.

Non cerco il barocco,
le cose più astruse,
metafore senza ragione ...
Io voglio,
poeticamente, parlare
delle cose normali
di quelle che riempiono
ogni giorno
la vita di tutti.