Buongiorno!

Ho comprato e, almeno per i primi capitoli, letto d’un fiato il libro di un filosofo cinese, Jianwei Xun, intitolato Ipnocrazia.

Mi ha subito intrigato sin dalle prime pagine, con la sua teoria di una società catturata dalla rete a cui è impossibile sfuggire perché capace di inglobare ogni forma possibile di resistenza trasformandola in tendenza capace a sua volta di catturare algoritmicamente altri utenti/fruitori/consumatori qualcuno dei quali potrebbe essere tentato dal resistere a sua volta e così innescando nuovamente il giro.

Però, poi  andando avanti nella lettura ho iniziato a annoiarmi, a trovarlo baroccamente ridondante. Una ripetizione insistita di alcuni, pochi, concetti detti in modi diversi, girando e rigirando le stesse frasi.

Ho fatto alcune ricerche in rete e di questo filosofo cinese non ho trovato traccia. Alla fine ho annotato all’ultima pagina del libro “non mi stupirebbe scoprire che questo filosofo non esiste e questo libro è stato scritto con l’IA”.

Al di là di questo appunto conclusivo, è però un libretto che mi ha fatto pensare che l’unico modo per sfuggire al mondo di perenne ipnosi in cui rischiamo di affogare grazie agli algoritmi che ci costruiscono fittiziamente l’habitat che desideriamo, intercettando i nostri gusti attraverso ogni nostra scelta fatta in rete (ricerche di ogni tipo, dagli acquisti su Amazon, agli affitti su Airbnb), sia quello degli antonimi di Pessoa.

…e comunque a me il caffè piace fatto con la moka…

(aggiornato il 13/03/2025).

Kabul

I fiori fioccavano a frotte
dalle frasche del vecchio ciliegio
la luce filtrava negli occhi
attraverso le palpebre chiuse.
Mio padre mi insegnava a sparare
a barattoli in fila
su un muro tra cocci di vetro
nel sole d'estate
mentre il suono dei miei pomeriggi
si faceva ossessione stordita.
Con gli occhi socchiusi ascoltavo
fischiare pallottole
e chioccare di latta e cicale cantare
nel silenzio floccato dei fiori
diventati ormai frutti
maturi di rosso brillante
come gocce di sangue
sulla neve al mattino
in montagna.
Il libro frusciava nel vento
aperto sulle ginocchia.
Ora vivo una quinta stagione
senza sole
né pioggia
né brezza
immobile
il corpo ammantato
da scampoli azzurri
che pesano come macigni
e finestre murate
o serrate da grate.
Torino, 2 marzo 2025