Arrivo a La Cambe
sul finire di agosto
sotto un cielo pesante
di nuvole
nere
e il vento dal mare
rabbrividisce le foglie
di giovani alberi
che stanno
all’intorno

Di tutte le immense
distese di uguali
che giacciono
eterni
qui in Normandia
è questa che mi ha fatto
più male
è questa che mi appare
più atroce

All’ingresso ti dicono
subito
quel che è
vietato
È vietato portare dei fiori
È vietato lasciar degli scritti
È vietato lasciar degli oggetti

Tutto è spoglio
e le lastre brutali
in cemento sono stese
ordinate per terra
in file
a perdita d’occhio

Sole si ergono
a gruppi di cinque
ogni tanto
schiere nere di croci
a interrompere il già macabro ritmo

Su ogni lastra sta scritto
con il nome e il cognome
con le date di nascita
e morte
“ein deutscher soldat”

E qualcuno era poco più che
un bambino
Sedici anni
Diciassette, diciotto
non ancora compiuti

Gli hanno dato un elmetto
e un fucile
una patacca di latta
appuntata sul petto
e la testa riempita
di mille stronzate
Li han mandati
a combattere al fronte
millantando promesse insensate
che sapevano
di non mantenere
a morir con infamia
una guerra già persa
dalla parte sbagliata della storia

Piove adesso
con gocce piccine
che picchiettano lente
sul prato

VII

Ricordi
l’orologio in cucina
schioccava
inesorabili i secondi
di fòrmica e minuzzoli
in metallo e la lancetta
rimbalzava nel quadrante
e non andava avanti
dal profondo
del tempo che non scorre
nella palude dov’eri
intrappolata e il mostro
ti consumava dentro e
ti si stringeva attorno

E io seduta
tenendoti la mano
sul bordo del tuo letto
fissavo la lampadina
fioca sul comodino
delle cinque di una sera
d’inverno
mentre tu tremavi tutta
di un terrore
che non aveva ragione di esserti compagno

E poi girare
come trottole
impazzite
dappertutto nelle stanze
a guardare
dentro i mobili e i cassetti
e persino sotto il letto
come bambini
che per andare a nanna
voglion stare insieme
a mamma ed esser certi
che non ci siano i mostri
della notte pronti
a saltargli addosso
e a fargli male

Ma il mostro invece
tu ce l’avevi dentro
e ti corrodeva il cuore