BUONGIORNO!

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Passanti, Nicola Marongiu, 2018

“Un uomo in cappotto scuro, con il cappello e le mani in tasca, cammina lento (spesso, anche se non sempre, lontano dalla macchina fotografica). Il cappotto scuro e il cappello fanno sì che sovente l’uomo sia solo una silhouette. Ritorna sempre nelle immagini di Kertész (…). Indugia e con questo intendo in realtà dire il contrario: è la macchina fotografica di Kertész che indugia su di lui …”
Jeoff Dyer, L’infinito istante

BUONGIORNO!

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Beyond The Imaginery Gates, Iain Brownlie Roy, 2004

31 maggio

… Eccomi dunque, sul parquet di fronte alla donna, sono come Dio mi ha fatto, solo con quarantanove anni e quattro giorni in più, non che i miei pensieri siano così orientati verso il Creatore, in questo preciso momento. Ci sono ancora tre assi del pavimento fra noi, in massiccio legno di quercia delle foreste qui intorno, che sono tappezzate di mine antiuomo, ogni tavola larga una trentina di centimetri più gli interstizi, e io tendo la mano, brancolo verso di lei come un cieco che va cercando il nesso fra le cose, prima mi avvicino alla superficie del corpo, la pelle, la luna le rischiara la schiena attraverso uno spiraglio fra le tende. Muove un passo verso di me, io faccio scricchiolare un’asse del pavimento. Anche lei tende la sua mano, le uniamo palmo contro palmo, linea della vita contro, linea della vita e un fiotto violento mi invade la carotide, le vene delle ginocchia e quelle delle braccia mi pulsano, sento il flusso del sangue spandersi fra un organo e l’altro.

Alla spalle del letto, la parete della stanza numero undici dell’Hotel Silence è rivestita di una tappezzeria dai motivi a foglie. Mi attraversa la mente un pensiero, che domani comincerò a carteggiare e lucidare il pavimento.

Hotel Silence, Audur Ava Olafsdottir, 2018