Buongiorno!

fabiana&nicola
Fabiana Melis – Nicola Marongiu. 2019

 

Uno scrittore è come Dio. Stai lì a pensare ai tuoi personaggi, a cercare qualcosa di interessante (se non proprio sensazionale) che gli possa capitare … E poi ti rendi conto che delle loro vite puoi fare quello che vuoi.

Allora ti dai una calmata, ti viene una specie di remora. Ti senti responsabile.

E a un certo punto capisci che sono loro a vivere e tu semplicemente li osservi. E descrivi quello che fanno.

Forse è così anche per noi, per le nostre “vite reali”, intendo.

Forse siamo in un libro!

Conversazioni con Anna, Teresa Zanetti, 2019

 

BUONGIORNO!

klizio-kertesz
Passanti, Nicola Marongiu, 2018

 

“Un uomo in cappotto scuro, con il cappello e le mani in tasca, cammina lento (spesso, anche se non sempre, lontano dalla macchina fotografica). Il cappotto scuro e il cappello fanno sì che sovente l’uomo sia solo una silhouette. Ritorna sempre nelle immagini di Kertész (…). Indugia e con questo intendo in realtà dire il contrario: è la macchina fotografica di Kertész che indugia su di lui …”
Jeoff Dyer, L’infinito istante

 

BUONGIORNO!

marongiu-porto-canale

Nicola Marongiu, Cagliari – Porto Canale

Le immagini sono superfici significanti. Indicano, di solito, qualcosa situato nello spaziotempo “là fuori”, qualcosa che, essendo astrazioni (essendo riduzione delle quattro dimensioni spaziotemporali alle due della superficie piana), devono renderci rappresentabile. Chiameremo “immaginazione” questa specifica facoltà di astrarre superfici dallo spaziotempo per poi nuovamente proiettarle nello spaziotempo. L’immaginazione è il presupposto per la produzione e la decifrazione delle immagini. In altre parole è la facoltà di codificare i fenomeni in simboli bidimensionali e, quindi, di leggere questi simboli.

Il significato delle immagini si trova sulla superficie. Si può coglierlo con un solo colpo d’occhio -in tal caso però rimane superficiale. Se si vuole approfondire il significato, se si vogliono cioè ricostruire le dimensioni sottoposte all’astrazione, è necessario lasciar vagare lo sguardo sulla superficie. Chiameremo scanning questa operazione. Compiendola lo sguardo segue un percorso complesso, formato dalla struttura dell’immagine e dall’intenzione dell’osservatore. Il significato dell’immagine, così come rivelato dallo scanning, è dunque una sintesi di due intenzioni: quella che è intrinseca all’immagine e quella propria dell’osservatore. Con la conseguenza che le immagini non possono dirsi complessi simbolici “denotativi” (cioè univoci, come lo sono i numeri), ma “connotativi” (ossia plurivoci), in quanto lasciano spazio alle interpretazioni.

Lo sguardo che vaga sulla superficie delle immagini, coglie un elemento dopo l’altro, e produce relazioni temporali fra i vari elementi colti. Esso può tornare a un elemento dell’immagine che aveva già visto, così ciò che era “il prima” diventa “il poi”: il tempo ricostruito attraverso lo scanning è il tempo dell’eterno ritorno dell’uguale. Allo stesso tempo, però, lo sguardo produce relazioni significative fra gli elementi dell’immagine. Può sempre tornare a un elemento specifico dell’immagine e così elevarlo a portatore del significato dell’immagine. Ecco che allora nascono dei complessi semantici nei quali un elemento conferisce significato all’altro e da questo ottiene il proprio: lo spazio ricostruito attraverso lo scanning  è lo spazio del significato reciproco.

Questo spaziotempo proprio dell’immagine altro non è che il mondo della magia, un mondo in cui tutto si ripete e tutto partecipa di contesto significativo. E’ un mondo strutturalmente distinto dal mondo della linearità storica, nel quale ultimo nulla si ripete e tutto ha cause e avrà conseguenze. Ad esempio, nel mondo storico, l’alba è la causa del canto del gallo. Nel mondo magico, l’alba significa il canto del gallo. Il significato delle immagini è magico.

Vilém Flusser, Fuer eine Philosophie der Fotographie