Innamorarsi di Torino

Torino è una città deliziosamente malandrina.

Nasconde, sotto un’apparenza austera, incontri sorprendenti.

Cortili di vegetazioni lussureggianti e artistici decori, appena un passo oltre funzionali ingressi carrai. Scaloni vorticosi di marmo e legno e ferro battuto, dietro facciate compostamente grigie …

È una città di opposti, di ossimori e incongruenze che sono tali solo a uno sguardo distratto cui, appena si abbia voglia di farlo un po’ più attento e profondo, svela la sua sostanza di affascinante signora, ironica e un po’ agée, ma non così tanto da aver smesso, per questo, di esser bella.

Una città in cui non ti puoi annoiare perché ad ogni angolo ti attende una sorpresa, se solo sai muoverti con quello spirito d’avventura delle cacce al tesoro di quando eri bambino. Un’etica da bambini, quella dell’avventuriero! Così mi ha illuminata un giorno un vecchio avvocato al quale voglio bene.

È la mia città e io la amo perdutamente proprio per questa sua anima dicotomica e continuamente cangiante che si esprime sin nei dettagli minimi. Dai negozi sfavillanti di luci del centro alle botteghe artigiane del Quadrilatero alle nascoste cucine dei piccoli e grandi ristoranti sparpagliati qua e là.

Premesso che non sono una blogger, né una influenZer, né tantomeno un critico enogastronomico. E non ho certo alcuna pretesa in tal senso. Sono semplicemente un’innamorata che riporta qui opinioni del tutto personali ad uso e consumo di chi ci vive e ciononostante la vive poco, di chi ci capita per sbaglio o ci viene per scelta, di chi ci passa qualche ora e sia alla ricerca di un’esperienza da Torinese.